Una fiondata nel verso giusto (#4)

Una fiondata nel verso giusto
di Redazione

Forza ragazzo! Campagna del Kentucky, settembre 1940

Si dice che il primo grosso scoglio per una rivista sia superare il terzo numero. “Malamente” è arrivata al quarto, che in realtà sarebbe il quinto se consideriamo anche il numero zero uscito poco più di un anno fa. Siamo ancora qui e la spinta iniziale non s’è affatto affievolita. Anzi siamo sempre più lanciati, sostenuti dall’interesse che vediamo crescere attorno a questo progetto editoriale. Sono già una decina le presentazioni che abbiamo fatto in giro per le Marche (e non solo): le ultime a Urbino, Senigallia, Corinaldo e Cesena e ogni serata è stata occasione di piacevoli discussioni su come, dove e perché aprire spiragli di aria fresca che possano incrinare le mura che imprigionano questo mondo. Lungo la strada abbiamo incontrato qualche faccia conosciuta, ma anche tanti volti per noi nuovi e di diverse generazioni, con cui abbiamo condiviso l’urgenza di capovolgere una società ingiusta e insostenibile. A partire dalle piccole e grandi storie che viviamo nei nostri territori e che andiamo a scoprire e approfondire numero dopo numero. Continua a leggere

Annunci

Una storia sbagliata (#2)

Una storia sbagliata
di Redazione

È una storia da dimenticare
è una storia da non raccontare
è una storia un po’ complicata
è una storia sbagliata.
Fabrizio De André

Scritta murale, Senigallia, novembre 2015
Scritta murale, Senigallia, novembre 2015

 

È proprio una storia sbagliata quella di Eneas, morto il 25 settembre scorso nel carcere di Villa Fastiggi di Pesaro. Se non si è chiusa nel buio riservato a chi viene oppresso dal carcere è grazie ad un pugno di amici e compagni che hanno deciso di non restare in silenzio. Noi la raccontiamo e vorremmo far crescere l’attenzione sulla violenza della repressione quando colpisce i più deboli e isolati. La prigione, di sorpresa, ci sbatte in faccia di nuovo, dura come un cancello quando pensiamo anche ad Alessio Abram di Ancona, da anni impegnato nelle strade e nello sport popolare come antirazzista e antifascista. Da più di un mese è sequestrato a Montacuto con una condanna a quattro anni. Il suo arresto ci ha riempiti di rabbia e ha mostrato a tutti il carattere vendicativo e classista della questura e della magistratura. Continua a leggere

Salvini, le Marche, io e te (#1)

Salvini, le Marche, io e te
di Redazione

Manifestazione contro Salvini, Pesaro, 25 maggio 2015 - Foto di Cindy
Manifestazione contro Salvini, Pesaro, 25 maggio 2015 – Foto di Cindy

 

Eccoci finalmente al numero uno del progetto Malamente. Dopo l’uscita del numero zero abbiamo raccolto opinioni, critiche e suggerimenti, abbiamo cercato di allargare la rete dei nostri contatti per collaborazioni e distribuzione. Le impressioni sono positive, la ricchezza delle storie che stiamo incontrando non entrerà tutta neanche in questo numero, ma questo ci spinge già a pensare al prossimo. Ogni articolo ha una introduzione della redazione che vuole guidare la lettrice e il lettore nella comprensione del contesto e dei collegamenti tra ogni storia e il territorio in cui viviamo. La nostra casella di posta e l’account twitter sono aperti a commenti e discussioni.

In questo spazio vogliamo dire la nostra su alcuni episodi di lotta e di critica agiti sul nostro territorio contro chi strumentalizza le identità locali per un progetto neofascista. Infatti anche nelle Marche, così come in tutte le città e i paesi dove Matteo Salvini si è affacciato durante la campagna elettorale di maggio, le piazze hanno risposto con una sonora contestazione, assediando i suoi comizi allo scopo di impedirgli di parlare. A Macerata, Senigallia, Pesaro, Ancona, Porto Recanati è stata interrotta la tolleranza repressiva che spesso contraddistingue questi territori. Di fronte alla finzione del dialogo televisivo che domina questo miserabile tempo preferiamo uova, pomodori, frutta marcia, fumogeni e petardoni, come il minimo che si possa scagliare contro il felpato e la sua claque.

Nonostante qualcuno voglia farci credere che in questo modo “è stato fatto il suo gioco”, riteniamo che opporsi fisicamente al leader leghista sia stata l’unica cosa giusta da fare. C’è poi chi, con un curioso gioco di inversioni, ha accusato i contestatori di essere dei “fascisti”, in quanto si sarebbero opposti con la forza al diritto di parola che una società democratica deve concedere a tutti. Siamo d’accordo che poter esprimere liberamente la propria opinione è un diritto ignoto ai regimi autoritari, ma si tratta di una conquista di chi è senza potere. Quando a reclamare a gran voce il diritto di parola è invece chi si trova in posizione di forza, chi ha sempre un posto in prima serata in qualche canale televisivo è evidente che qualcosa non torna.

D’altra parte non pensiamo che il confronto dialettico sia sempre e comunque segno di tolleranza e democrazia, esso infatti non esiste in astratto, estrapolato dal contesto e dai soggetti che vi partecipano. Il dialogo è possibile quando le parti sono sul medesimo piano di reciprocità e, cercando di far valere le proprie idee, danno e prendono qualcosa l’una dall’altra. Ma quando le decisioni sono già stabilite e ad averle prese è proprio uno degli interlocutori, allora il pacato dialogo diventa una farsa, oltre che inutile perdita di tempo: “a chi mi contesta in maniera pacifica – ha detto Salvini ai giornalisti dopo la contestazione di Pesaro – dico che possono urlare e scrivere ciò che vogliono. L’importante è che non rompano le scatole alla gente per bene”.

Manifestazione contro Salvini, Senigallia, 14 maggio 2015 - Foto di Matilde Mazzaferri
Manifestazione contro Salvini, Senigallia, 14 maggio 2015 – Foto di Matilde Mazzaferri

 

Inoltre, nel nostro caso, non siamo di fronte a un semplice confronto di opinioni diverse, visto che dietro le parole di chi siede là dove vengono approvate le leggi e la politica del paese avvengono dei fatti concreti: la sofferenza dei migranti e la costruzione di un mondo sempre più intollerante nei confronti del diverso. Salvini non esprime semplicemente pareri come potrebbe fare qualunque razzista al bar, Salvini produce fatti. L’avanzata della Lega Nord nelle Marche sostenuta dai fascisti di Sovranità, dal 6,3% delle Regionali del 2010 all’attuale 13,02% testimonia la pericolosità della sua propaganda. Nella sua posizione di oggettivo potere, le sue parole diffondono odio e danno copertura a tanti piccoli gesti quotidiani di ordinario razzismo ed emarginazione.

Non ci interessa, quindi, discutere con Salvini e con quelli come lui, ma solo cacciarli dalle nostre piazze. Manifestare in maniera composta e contrapporre parole alle parole lo lasciamo ai “sinceri democratici” che popolano i salotti televisivi. Che il leghista, per raccogliere consensi, si atteggi a vittima di contestatori che gli impedirebbero di esercitare i propri diritti, è una questione, come abbiamo cercato di spiegare, falsa, che lasciamo prendere per buona ai campioni della solidarietà istituzionale e a coloro che hanno smarrito qualunque parvenza di senso critico.