MalaMente tutto l’anno: abbonatevi alla rivista!

   malamente_cover_00 copertina numero 1 malamente cover ok sito_Pagina_2

ABBONATI A MALAMENTE!

Malamente vanno le cose, in provincia e nelle metropoli e, seppur Malamente, la rivista è arrivata al numero 5.
Malamente si lotta e si torna spesso malconci, ma Malamente vogliamo continuare a scrivere, raccontare, resistere, organizzare.

Se il nostro progetto ti piace, se ci hai letto e vorresti farlo ancora, se scopri solo adesso Malamente, rivista autoprodotta, autogestita e animata da valori che condividi, ora hai la possibilità di sostenerla.

Parte la campagna abbonamenti: 4 numeri a 15 euro!
Puoi abbonarti quando vuoi, a partire dal numero 5 (novembre 2016).

Per noi è un piccolo gesto per continuare a esistere Malamente.
Per te è la certezza di ricevere la tua copia ogni 3 mesi, dove vuoi tu.

Se sei interessato, compila il modulo di contatto qui sotto oppure scrivi a malamente@autistici.org indicandoci nome e indirizzo dove vuoi ricevere la copia (non preoccuparti, ci teniamo alla tua privacy!) e ti daremo tutti i dettagli per abbonarti.

Ricorda che:
– Malamente è una rivista di lotta e critica del territorio che nasce nelle Marche ed è completamente autogestita e autofinanziata. Per questo sono benvenute collaborazioni e contributi di ogni tipo, articoli, recensioni, interviste, foto, illustrazioni ecc.
– Malamente esce ogni 3 mesi circa e puoi richiederla via mail, durante le presentazioni o negli spazi che la distribuiscono.
– Se vuoi diventare distributore chiedici informazioni.

Malamente n. 3 aprile 2016 Malamente n. 4 copertina malamente_cover_05

Annunci

facebook.com/malamente.red

fb

Malamente è una rivista di carta.

L’avete sfogliata, letta e riletta, presa in prestito, regalata. Ce ne avete ordinate tante copie, magari l’avete trovata in qualche posto che frequentate.

Sono “solo” 5 numeri (compreso il numero 0!) ma avete imparato a conoscerla e a riconoscerla.

Il percorso che trasforma ogni numero dall’idea a qualcosa che si può tenere tra le mani è complesso e prezioso. Non potremmo desiderare niente di diverso: articoli, letture, approfondimenti vengono condivisi, discussi, elaborati e soprattutto vissuti, fino a trovare la loro forma di espressione sulla carta.

Un materiale concreto e non volatile come vuole essere lo spazio di critica e di intervento della nostra rivista.

Al tempo stesso però Malamente vuole essere più di un oggetto, da scaffale o di strada che sia.

Vuole essere un luogo di incontro, condivisione e confronto; un terreno dove l’informazione può diventare azione e viceversa. Ma soprattutto uno spazio che superi i limiti della geografia per innescare nuove connessioni e complicità.

Per questo, dopo un lungo confronto e – non nascondiamo – un po’ a malincuore, abbiamo scelto di dotarci di uno strumento in più. Un territorio immateriale, appunto, che con tutti i suoi limiti ci può dare la possibilità di entrare in contatto con i lettori in uno spazio virtuale che serva per organizzare incontri reali, per rilanciare più in là le storie delle lotte che raccontiamo e a cui partecipiamo.

Da oggi in poi potrete quindi leggerci anche su Facebook. Qui, nei mesi che separano l’uscita di un numero dall’altro, cercheremo di mantenere acceso e vivace il dibattito intorno agli argomenti che ci stanno a cuore.

Se da un lato il canale Twitter ci aiuta nella condivisione e nella copertura di notizie nel contingente, abbiamo immaginato la pagina Facebook come un luogo dove riflessioni e approfondimenti possano continuare a crescere e trovare nuovi stimoli aggregativi da trasportare poi dentro la rivista e soprattutto fuori.

Inauguriamo la nostra pagina non come un punto d’approdo dove esaurire la potenza del dibattito che Malamente può offrire, ma come un luogo di passaggio dove ritrovarci in attesa del prossimo numero.

facebook.com/malamente.red/

fb2

Solo le montagne sono serene

Riceviamo da un nostro redattore che si è recato sui luoghi del terremoto a portare solidarietà attiva.

Terremoto agosto 2016 [1]

29 agosto 2016

Solo le montagne sono serene nella luce piena di giallo di fine agosto, silenziose, più che mai.

Il terremoto ha colpito a macchia di leopardo mettendo in luce le differenze, tra i suoli e le pendenze e tra i derivati minerali delle stesse montagne che compongono le case: i materiali. Tanti commentatori si improvvisano ingegneri e architetti e tutti scoprono che la materialità del nostro abitare nel mondo è importante. Pescara del Tronto si scorge dietro una curva mentre il nostro convoglio sale lentamente, soltanto il cartello stradale è rimasto leggibile, le forme delle case, tutte distrutte, possiamo solo intuirle da quelle che abbiamo visto nei borghi lungo la strada. Alcuni paesi sono crollati, altri sembrano intatti. Altre disuguaglianze mute colpiscono l’occhio: le case vuote e pulite con i fiori al balcone e la palazzina col primo piano che sembra esploso perché il movimento sussultorio ha fatto scoppiare i muri. Nella stanza vivisezionata i calcinacci sfondano il letto, lo specchio è pulito e il cassetto ancora aperto. La vita interrotta.

Terremoto agosto 2016 [4]

Continua a leggere

Abbattiamo muri, costruiamo ponti (#2)

La Campagna anarchica di solidarietà internazionale “Tre ponti”
Di A. Soto

We tear down walls - We build bridges
We tear down walls – We build bridges

 

In questa epoca il terrorismo è stato assunto a nuova ragione di Stato e non a caso il nemico pubblico numero uno di turno si fregia anch’esso, in concorrenza con i suoi più antichi rivali, di questo certificato di oppressione. Di conseguenza si moltiplicano le frontiere che allontanano le persone e le culture producendo nuovi conflitti distruttivi. Per questo sono preziose le iniziative politiche che rompono le geografie consolidate, che uniscono territori separati dal potere ma uniti da storie di contaminazione culturale e solidarietà. I paesi dei Balcani e la Grecia ad esempio, così vicini e così lontani per le Marche, vengono descritti in genere come luoghi instabili e pericolosi da confinare e controllare o come territori di conquista per le piccole e medie imprese nostrane all’interno della Macroregione Adriatico-Ionica, di cui Ancona è capoluogo. La campagna “Tre ponti” ci consegna invece un punto di vista diverso, combattivo, critico e creativo. I volti di chi si affaccia su un mare che dobbiamo conoscere meglio.

La Campagna anarchica di solidarietà internazionale “Tre ponti” è nata diversi mesi fa su stimolo di numerosi gruppi libertari greci, tra i quali il Gruppo dei comunisti libertari di Atene, e con il supporto dell’Internazionale di Federazioni anarchiche. Continua a leggere

Il Parco nazionale del Catria, Nerone e Alpe della Luna: tutelare l’ambiente e sopravvivere allo sviluppo (#2)

Il Parco nazionale del Catria, Nerone e Alpe della Luna: tutelare l’ambiente e sopravvivere allo sviluppo
Intervista redazionale al collettivo Squola di Pergola

Raduno sul Monte Catria per 'Il Parco che non c'è', settembre 2014
Raduno sul Monte Catria per ‘Il Parco che non c’è’, settembre 2014

 

Da oltre dieci anni diversi soggetti hanno avviato una campagna di sensibilizzazione e si stanno battendo per la costituzione del Parco nazionale del Catria, Nerone e Alpe della Luna: una vasta area protetta a cavallo di Marche, Toscana e Umbria che racchiude gran parte dei massicci montuosi della provincia di Pesaro e Urbino. Si tratta di zone riconosciute come altamente significative dal punto di vista geologico, ambientale e della biodiversità. L’iniziativa è nata dal basso, grazie alla spinta generosa di tanti soggetti che hanno interesse a tutelare e valorizzare questo comprensorio montano e che in tutti questi anni hanno cercato di stimolare le comunità locali, di informarle, di far sì che la mobilitazione sia il più possibile partecipata e condivisa. Abbiamo deciso di intervistare i compagni e le compagne dello spazio autogestito Squola di Pergola che seguono questa campagna partecipandovi in prima persona e in prima fila, per farci raccontare la loro esperienza, le motivazioni che li hanno portati su questa strada, le loro aspettative, i passi in avanti fatti in questi anni, le difficoltà e le resistenze che il progetto incontra, ma anche per esporre e discutere con loro alcune nostre perplessità su progetti di questo tipo, riguardanti in particolare i risvolti gestionali, politici, burocratici ed economici che l’istituzionalizzazione di un Parco porta con sé.

Continua a leggere

Buongiorno siamo in guerra

Buongiorno lettrici e lettori di Malamente,

questo blog fino ad oggi ha ospitato solamente i primi due numeri del nostro progetto editoriale e gli aggiornamenti del nostro account su twitter. Vista l’importanza delle riflessioni politiche sugli attentati del 13 Novembre a Parigi, anche sulla nostra quotidianità nelle apparenti retrovie provinciali, vogliamo condividere due scritti che ci sembrano particolarmente interessanti.

Il primo è stato pubblicato oggi da un progetto di rivista online “lundi matin” animato da compagne e compagni che vivono in Francia, anche a Parigi e che al fuoco vivo degli avvenimenti propongono una lettura lucida e necessaria della guerra in corso.

Il secondo testo arriva dalla Turchia, dove il progetto di regime nazionalista islamico ed autoritario del presidente Erdogan trova una fiera opposizione da parte di tanti uomini e donne liberi come i compagni e le compagne del DAF (Devrimci Anarkist Faaliyet – Azione Rivoluzionaria Anarchica) e dove negli ultimi mesi le stragi indiscriminate contro la popolazione civile, gli attivisti politici e le minoranze sono la feroce normalità della forma di governo.

Seguiranno altri interventi, episodici come questo, anche su altri temi quando lo riterremo utile ed interessante.

La redazione


ok-strade-sicure-2-141229

buongiorno,

lundimatin non ha mai pubblicato un editoriale. Non abbiamo d’altra parte avuto mai ritenuto utile presentarci. Vogliamo che i nostri articoli e la loro impaginazione parlino da soli, senza civetterie né discorsi in aggiunta. Il carattere eccezionale delle circostanze ci spinge a derogare, per una volta, a questa abitudine. In questi ultimi tre giorni abbiamo come tutti, parlato con i nostri amici, spulciato i giornali, ascoltato la radio, temuto per delle persone a noi vicine. Vorremmo sapere cosa sia importante dire su tutto quello che è successo. Non ci siamo riusciti davvero. Ci sono delle cose da dire che sono incomprensibili, delle menzogne da polverizzare che sono indistruttibili e delle cose palesi talmente condivise che sarebbe inutile ripeterle.

La nostra sola certezza è di essere in guerra. Tutto ne consegue. Resta da capire quale sia.

Una guerra implica degli schieramenti, delle prese di posizione, delle polarizzazioni.

La geografia prodotta dal 13 novembre non ci appartiene. Da un lato siamo i “crociati” e “miscredenti” del Bataclan. Dall’altra, abbiamo tutti, a lundimatin un dossier “S” che sta per “sicurezza di Stato” che sembrerebbe dover giustificare il nostro imminente internamento in dei campi.

Quello che ci propone il partito del governo è di abbandonare ogni prospettiva di rovesciamento della situazione in cambio di una sicurezza che ormai tutti sanno essere precaria. Quello che ci propone lo Stato Islamico, è la triste gloria di un nichilismo alla fine perfettamente occidentale.

“rifiutate entrambi i partiti, amate soltanto il resto

E’ un tempo propizio per tuffarsi nelle considerazioni geopolitiche, sociologiche, psicologiche e più generalmente da bar. E’ d’altra parte quello che vogliono gli schieramenti che abbiamo citato: limitarci all’assenza tipica dello spettatore. L’indecisione di cui paghiamo il prezzo oggi, presi in mezzo a così tante aberrazioni, è di non essere riusciti a formulare e condividere una prospettiva politica meno schifosa di quella dello Stato Islamico e più vivibile, meno miserabile, di quella di chi pretende di governarci.

In realtà noi non abbiamo affatto voglia di essere messi al sicuro e non siamo affatto terrorizzati. Non saremo né petainisti* né vittime dell’islamismo.

Quello che ci paralizza e ci soffoca è l’assenza di una strada praticabile.

In questa guerra è proprio quello che è necessario costruire e fare esistere malgrado l’idiozia e la paura, contro l’idiozia e la paura.

*declinazione storicamente francese del fascismo n.d.t.

 


3500 
Il dolore che vivete è il nostro dolore, la rabbia che sentite è la nostra rabbia.
Il 13 novembre, oltre 130 persone hanno perso la vita e ci sono stati decine di feriti in 7 diversi quartieri di Parigi a causa di attacchi ISIS coordinati con bombe e armi da fuoco. L’organizzazione criminale ISIS continua a uccidere al di fuori delle regioni del Medio Oriente e dell’Anatolia. Il massacro che ha avuto luogo a Parigi, mostra chiaramente che il terrore dell’ISIS non conosce limiti. Sentiamo la strage di Parigi profondamente e condividiamo il suo dolore. Abbiamo vissuto e viviamo ancora gli attacchi ISIS sostenuti dallo Stato. Nelle zone di Sengal a Kobane , da Pirsus (Suru) ad Ankara, abbiamo perso tanti compagni e amici. Siamo consapevoli del fatto che i massacri mirano a creare paura, diffidenza e a renderci isolati. Il nostro dolore è grande e aumenta ogni giorno. In questo periodi, dobbiamo far crescere la solidarietà contro gli assassini che vogliono seppellirci nella paura, nella solitudine e nell’isolamento.

Vediamo le mosse simultanee dello Stato francese e di altri Stati allo scopo di manovrare la situazione. Sappiamo che queste stesse strategie sono realizzate nella nostra regione con il nome di “lotta contro il terrore”. In questo contesto di sfiducia, le persone hanno una psicologia di panico che è diretto da organismi dello Stato. Lo stato di oppressione dei rivoluzionari e le restrizioni delle politiche statali che limitano la libertà, sarà legittimata politicamente e la questione razzista e politica aumenterà. Gli Stati utilizzano questi eventi per i loro interessi politici, economici e sociali. Comprendiamo la situazione che i popoli in Francia stanno vivendo e vivranno. Conosciamo la difficoltà di portare avanti, da un lato il dolore di quelli che abbiamo perduto e nello stesso tempo la difficoltà di lottare contro le mobilitazioni fasciste create dallo Stato all’interno della società. Ci teniamo a sottolineare che, anche con questa difficoltà, la lotta dovrebbe essere contro la paura, lo Stato e il fascismo. Il dolore che vivete è il nostro dolore, la rabbia che sentite è la nostra rabbia, la vostra lotta è la nostra lotta!
Devrimci Anarkist Faaliyet – DAF (Azione Rivoluzionaria Anarchica)

L’illusione di una scuola montessoriana a Urbino (#0)

L’illusione di una scuola montessoriana a Urbino
Di Luigi

Scuola dell'infanzia Villa del popolo
Scuola dell’infanzia Villa del popolo, Urbino

La scuola a cui siamo abituati e che probabilmente tutti noi abbiamo frequentato non è esattamente il luogo adatto a svegliare le menti ma, piuttosto, un contesto in cui addestrarle riempiendole di idee e nozioni precostituite. Una scuola che privilegia l’obbedienza alla libertà, funzionale a quello che i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze, si troveranno di fronte quando andranno ad occupare il proprio ruolo in questa società.

Ma c’è anche un’altra idea di educazione, la cui storia viene da lontano e che negli ultimi anni sta riscuotendo un crescente interesse teorico, tradotto in sempre più diffuse sperimentazioni pratiche. L’idea di fondo vede nell’educare il portare alla luce, il facilitare lo sviluppo integrale di tutte le potenzialità dell’individuo: educare ad essere, dunque, in contrapposizione al plasmare per dover essere. In questo senso, c’è stata una vera e propria riscoperta del metodo pedagogico sviluppato da Maria Montessori agli inizi del Novecento, diffuso e apprezzato in migliaia di scuole di tutto il mondo tranne che, guarda caso (fascismo, chiesa e subcultura comunista c’entrano qualcosa…), nel nostro paese.

Continua a leggere