Letti per voi – Gli Arditi del popolo: dalla guerra alla difesa proletaria contro il fascismo (1917-1922) – Recensione di Enrico Serventi Longhi

Gli Arditi del popolo: dalla guerra alla difesa proletaria contro il fascismo (1917-1922), Luigi Balsamini, Galzerano editore, 2018.

Recensione di Enrico Serventi Longhi

Negli ultimi tempi, non solo per il successo del discusso romanzo “M” di Antonio Scurati, si è tornati insistentemente a parlare del periodo dell’ascesa del fascismo, un po’ sull’onda del centenario del 1919 (anno di fondazione dei Fasci di combattimento), un po’ per seguire paragoni davvero troppo azzardati con le disgrazie del tempo presente.

Luigi, un nostro redattore, si è buttato nella mischia – e in parte ci si è ritrovato suo malgrado – pubblicando Gli Arditi del popolo: dalla guerra alla difesa proletaria contro il fascismo (1917-1922), un libro che ricostruisce la storia, e purtroppo la sconfitta, delle prime formazioni che praticarono armi alla mano l’antifascismo militante. A una delle prime presentazioni pubbliche del libro,
organizzata a Roma, al Nido di vespe – Quadraro, ha partecipato la redazione di Malamente al completo e il dibattito è stato appassionato e costruttivo. Da lì, ha avuto origine la recensione che pubblichiamo qui di seguito, scritta da un compagno romano.
Scrivere di storia non significa solo mettere in fila una sequenza di fatti, ma interpretarli. Cosa che avviene sulla base di un’impostazione culturale e politica. Il libro di Luigi è scritto da un punto di vista libertario, anarchico, volto a rintracciare le radici storiche del sovversivismo sociale. Il Partito comunista d’Italia (come si chiamava allora il PCI), che si era tirato fuori dall’arditismo popolare considerandolo un movimento spontaneo e incontrollabile, senza per altro dare concretamente luogo a un’azione antifascista alternativa, ne esce parecchio malconcio. E già quella volta non pochi tra i suoi militanti di base erano stati critici e ribelli nei confronti delle direttive dei dirigenti. Enrico, nella recensione, presenta una lettura discordante su diversi aspetti. In particolare proprio il giudizio sulle posizioni tenute dai comunisti diverge diametralmente da quello espresso nel libro e tende a giustificare l’intransigenza del PCd’I e la tradizione del comunismo italiano.

Vi proponiamo questa recensione e vi invitiamo, se volete, a leggere il libro. Al di là dello specialismo di un’oziosa diatriba tra storici ci può servire a riflettere da più punti di vista su una pagina di storia tormentata, attraversata dallo sconvolgimento globale della Prima guerra mondiale e da una svolta rivoluzionaria che sembrava alle porte, ma si è tradotta in una sconfitta epocale e nell’inizio della dittatura fascista.

La recensione prosegue in formato pdf, qui

 

 

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Contro il nulla che avanza. La storia infinita di Xm24

L’esperienza di Xm24 nasce a Bologna nel 2002, raccogliendo una pluralità di individui e collettivi negli spazi dell’ex mercato ortofrutticolo del quartiere Bolognina. Da allora sono stati anni di iniziative e lotte sociali, di creatività critica, di laboratori autogestiti, di sperimentazioni, di alternative al sistema capitalista portate avanti dal basso e partecipate da migliaia di persone. Da qualche tempo l’amministrazione cittadina ha dichiarato guerra a questo Spazio pubblico autogestito, fucina di pensiero critico, nemico giurato di chi nella vita di un quartiere e di una città vede solo opportunità di far affari.

Contro il nulla che avanza. La storia infinita di Xm24
Di Gianlu

Perché Fantàsia muore?
Perché la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni. Così il Nulla dilaga.
Che cos’è questo Nulla?!
È il vuoto che ci circonda. È la disperazione che distrugge il mondo, e io ho fatto in modo di aiutarlo.
Ma perché?!
Perché è più facile dominare chi non crede in niente. Ed è questo il modo più sicuro di conquistare il potere.
Chi sei veramente?
Io sono il servo del Potere che si nasconde dietro il Nulla.

Il tramonto visto dall’orto ti toglie il fiato.

Lingue rosso fuoco stritolano la Trilogia e gli scheletri di cantieri infiniti. È strano ma la vista di un’orribile colata di cemento riesce a scaldarti il cuore, una questione di prospettiva, credo, perché il senso delle cose sta pure negli occhi di chi guarda. Fissi l’immagine nei luoghi più cari della memoria, ritagli di un album di famiglia che tra la malinconia e lo stupore ti restituisce alla certezza di essere nel posto giusto, al di qua di un solco tracciato a mani nude e denti stretti, faccia a faccia con i sogni falliti di politici e palazzinari. La bellezza di questo luogo è un fatto emotivo, sta tutta nei corpi che si legano, si toccano, si mischiano si consumano dentro i confini di un mondo altro che è, qui e ora, a portata di mano: delle nostre mani.

Xm24 è il cuore della Bolognina, ha detto un compagno di passaggio qualche giorno fa, vedendo l’andirivieni dei più disparati personaggi dentro queste mura sotto assedio. La città nuova pulsa, avanza, si decompone, ogni tanto si ferma e poi riprende a pulsare fino al confine. Al di qua noi, le nostre vite e aspirazioni, inconciliabili con la vetrina luccicante che mostra già le prime crepe. Verrà giù, presto o tardi, distrutta dall’agire collettivo che travalica lo spazio fisico ed è forma di vita altra e dirompente.

Il quartiere è cambiato e continua farlo. Le sue strade sono lo scenario di una guerra a bassa intensità, strisciante e quotidiana, contro tutto ciò che è ai margini: nel villaggio incantato non c’è posto per la realtà nuda e cruda di chi arranca giorno dopo giorno, tra rastrellamenti polizieschi, identificazioni di massa ed espulsioni coatte sotto la bandiera della lotta al degrado. Eppure un posto liberato da questo schifo ancora c’è, esiste e resiste. La città può cambiare ancora, a partire da noi, dalla difesa di queste mura e dall’espansione di ciò che dentro vi ha preso forma negli anni tra occupazioni, lotte, affetti, rottura dello stato di cose presente, cuore di ogni aspirazione rivoluzionaria.

Bologna non sarà una città migliore senza Xm24, anzi, mostrerà il vuoto desolante di ciò che è il vero degrado: l’assenza di luoghi di aggregazione e sperimentazione politica e sociale liberi dalla mercificazione e da dinamiche di controllo e sopraffazione, la soppressione della diversità e la criminalizzazione di chi fa una scelta di campo contro i padroni della città. La retorica securitaria e antidegrado è una grande menzogna, il volto svelato di una classe dirigente ipocrita e aliena dai bisogni di una realtà scomoda fatta di miseria ed emarginazione. Non basta un colpo di spugna per sanare le ferite di un contesto sociale frantumato da anni di abbandono e isolamento delle sue componenti più deboli.

Abbiamo visto polizia e carabinieri sfrattare centinaia di famiglie e decine di realtà politiche e sociali, con la benedizione dell’amministrazione, in sfregio alla storia e allo spirito di questa città. Abbiamo visto come a volte si può anche vincere, resistere, contrattaccare. Ci siamo guardati, contati, abbiamo respinto le provocazioni fasciste e restituito il favore all’arroganza poliziesca. Mettiamocelo in testa: si può fare. Il possibile sta tutto nell’immaginabile e nella forza collettiva.

Scriviamolo sui muri, torniamo ad occupare, riprendiamoci le strade e facciamone luoghi di liberta, smascheriamo questa favoletta della città pacificata, sbugiardiamo I loschi intrallazzi tra amministrazione e imprenditoria del mattone, organizziamoci, individualmente e collettivamente, per resistere e reagire al nulla che avanza.

La minaccia di sgombero che incombe su XM24 non è solo la chiusa insopportabile di un’operazione politica che ha brutalizzato il volto di un quartiere storico facendo la guerra ai suoi abitanti più poveri, ma è l’ultimo colpo che i padroni di questa città vorrebbero infliggere alle esperienze di autogestione e all’antagonismo politico. È un fatto collettivo, una questione che riguarda tutte e tutti, un solco da tracciare a difesa non solo di uno spazio di libertà, ma della possibilità di vederne spuntare di nuovi, ovunque, ad assediare la città vetrina che cambia e abbandona la sua gente.

Ci si gioca il diritto di provare quotidianamente a essere liberi, costruendo insieme, qui e ora, una vita degna. Ci si gioca ciò che siamo e il mondo a cui aspiriamo. La storia infinita è tutta da scrivere, dal cuore della Bolognina, oltre le mura dell’ex mercato, fino alle strade mute e dentro i palazzi vuoti di una città che è ancora alla portata di un sogno, concreto e condiviso da diciassette anni: “Gli ultimi, gli indesiderabili, i ribelli, i legami di affinità, complicità e solidarietà prendono parola e fanno da sé il proprio destino”.

 

Auto-ricostruzione nel cratere. Come tornare ad abitare i territori colpiti dal sisma (#14)

Intervista di Luigi a Sara Campanelli (ARIA Familiare), Chiara Braucher (Emidio di Treviri) e Stefano Mimmotti. Da Malamente #14, maggio 2019

In un precedente numero di Malamente (#8, settembre 2017) avevamo parlato di autocostruzione di case, concentrandoci in particolare sull’utilizzo di legno e balle di paglia. Torniamo ora sullo stesso argomento, calandolo nel contesto della ricostruzione post terremoto dell’Appenino centrale. Siamo stati nei pressi di Camerino, ospitati nella casetta di legno provvisoria di Stefano e Simona, e abbiamo discusso delle possibilità di auto-ricostruzione, in cantieri aperti ai volontari, insieme a Sara Campanelli dell’associazione ARIA Familiare [Associazione rete italiana autocostruzione] e Chiara Braucher del gruppo di ricerca Emidio di Treviri. L’auto-ricostruzione ci sembra particolarmente interessante sia perché consente la riappropriazione comunitaria e la condivisione gratuita di un “saper fare” che non dovrebbe essere esclusivamente delegato a imprese specializzate, sia perché non riguarda solo il mettere in piedi un edificio, ma comporta la creazione di legami sociali sul territorio e la ricostruzione di relazioni umane, a partire dallo stare insieme, volontariamente, attorno a un progetto di vita molto concreto. Ci sembra, insomma, una buona strada per tornare veramente ad “abitare” i territori interni colpiti dal terremoto del 2016 ed evitare che un giorno questi paesi si ritrovino pieni di case ristrutturate ma vuote perché prive di tessuto sociale.

Partiamo da voi stessi: come siete entrati in contatto attorno al tema dell’auto-ricostruzione nel cratere del sisma?

Sara: Con Stefano e Simona ci siamo incontrati per la prima volta nel novembre 2016 a Fermo, a una piccola fiera post sisma dedicata all’edilizia (Riabita). Io era stata invitata a parlare di costruzioni leggere, naturali e loro erano interessati alla possibilità di auto-ricostruirsi la casa che si trova in condizione di inagibilità di tipo E, cioè un edificio che risulta inutilizzabile in ogni sua parte. Mi ricordo una frase che mi disse Simona: “se devo rimanere a Calcina e ricostruire non voglio più avere le pietre intorno a me”. Dopo poco tempo mi hanno chiesto di diventare il loro tecnico incaricato per seguire la pratica sisma, così mi sono iscritta all’elenco speciale dei professionisti abilitati.

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Malamente #13 (gennaio 2019)

Il numero 13 della rivista è in distribuzione.

Siamo pronti per ricevere le vostre richieste di copie, abbonamenti e – se volete – anche di arretrati!

La copertina e il primo pensiero con cui abbiamo aperto questo #13 non potevano che andare alla tragedia di Corinaldo: abbiamo partecipato ai momenti di ricordo e abbiamo provato a raccogliere in punta di piedi qualche riflessione a caldo.
Segue in anteprima un estratto dal libro di prossima uscita dell’amico e giornalista marchigiano Mario Di Vito, Dopo. Viaggio al termine del cratere in cui sono raccolti una serie di racconti e inchieste sugli ultimi due anni post-terremoto. Ad accompagnare le parole ci sono gli scatti di Giancarlo Malandra per Lo stato delle cose.
E poi come sempre tante storie di vita, difficili, di lotta e di speranza, da un territorio che solo in apparenza è dormiente. Consigli di lettura, riflessioni e storie d’altri tempi per scaldare questo inizio di 2019. Fateci sentire il vostro calore, cominciate a ordinare il numero della rivista!

Copertina 13

Copertina 13

Stop al panico!


Nel mese di aprile 2018 l’Associazione di Mutuo Soccorso per il diritto di espressione di Bologna ha dato alle stampe l’autoproduzione Stop al panico! (edizione riveduta, aggiornata e ampliata di “Difesa legale, note per una maggiore consapevolezza”, 2013). 168 pagine che affrontano in maniera ragionata le trame del processo penale e offrono uno strumento di autodifesa a chi prende parte alle lotte sociali. Illustrato in copertina da BLU e Zerocalcare, è arricchito da due prefazioni di Supporto legale e Movimento No Tav e da una postfazione dell’Associazione Bianca Guidetti Serra.

Il libro è frutto di un lavoro collettivo svolto attraverso le assemblee degli ultimi due anni, con la partecipazione di movimenti, comitati, singoli e associazioni che condividono i fini della lotta alla repressione delle emergenze sociali e territoriali. Questa nuova edizione include le ultime novità legislative e un approfondimento inedito sull’autotutela digitale (in collaborazione con HackMeeting) e sul ruolo delle tecnologie biometriche e genetiche.

Più di 1000 copie sono già state distribuite, ai movimenti No Tav, No Tap e contro il gasdotto Rete Adriatica.
Gli editori hanno gentilmente messo a disposizione un buon numero di copie anche per lettori e lettrici di Malamente.
In occasione dell’uscita del numero 11 di Rivista Malamente invieremo a tutt* gli/le abbonat* una copia gratuita.

Chi volesse ricevere Stop al panico! gratuitamente (insieme alla rivista…oppure no) non deve far altro che scriverci all’indirizzo malamente@autistici.org oppure su Facebook; cercheremo di soddisfare tutt*, fino a esaurimento scorte.

[L’Associazione di Mutuo Soccorso per il diritto di espressione è, dal 2006, una rete di solidarietà attiva nella città e nella provincia di Bologna che supporta chi viene perseguito dalla legge a causa delle proprie attività nelle lotte sociali. mutuosoccorso.noblogs.org].

JIHADISTI CON LA CROCE. Una scuola di fascismo clericale ad Ancona

Il 17 Marzo 2018 inizierà ad Ancona una serie di seminari dal titolo “Dio Patria e Famiglia”, con il patrocinio della Regione Marche, che porterà alla ribalta alcune delle figure più significative del pensiero cristiano neofascista e reazionario.

Questa iniziativa segue un altro ciclo di incontri dal tenore simile che si è tenuta sempre ad Ancona con l’inspiegabile patrocinio di Comune e Regione a settembre 2017.

La rassegna sarà inaugurata dalla nota figura di Diego Fusaro, “uomo d’ordine” e propagandista di idee culturalmente disoneste e politicamente repressive, xenofobe, omofobe e integraliste. I principali relatori rappresentano intellettuali di punta delle posizioni più radicali del neofascismo italiano in ambito teologico, filosofico e revisionista in campo storico. I temi in programma spaziano dalla santificazione delle crociate ad argomentazioni islamofobe contro i migranti fino a discorsi contro il femminismo e la libertà di orientamento sessuale.

Ecco i profili dei principali relatori
• Diego Fusaro: grottesco filosofo auto-definitosi “antisistema” ma perfetto uomo d’ordine, principale esponente italiano del sovranismo neofascista, poltronaro televisivo e ospite fisso in numerose sedi di Casapound in giro per l’Italia, è da qualche mese promotore dei circoli del suo sito “interessenazionale . net”

• Matteo d’Amico: professore di Filosofia al Liceo Rinaldini di Ancona, intellettuale organico a Forza Nuova, nel 2014 contestato dagli studenti di Osimo per le sue posizioni omofobe.

• Massimo Viglione: coordinatore del periodico “Radici Cristiane” esponente del cattolicesimo omofobo e maschilista che contesta le aperture del Concilio Vaticano II e il pontificato di Bergoglio. Autore di riferimento di Forza Nuova.

• Marco Tarchi: docente universitario ideologo della “nuova destra” negli anni 2000, intellettuale di riferimento del centro sociale di estrema destra “Casaggi” di Firenze.

• Stefano Fontana: teologo integralista cattolico anti-Concilio Vaticano II

• Marcello Stanzione: prete esorcista noto per quelle discutibilissime pratiche superstiziose chiamate “esorcismi”.

Questo tipo di iniziative sono da rifiutare perché alimentano un clima culturale di revisionismo, intolleranza e violenza contro le minoranze e le categorie oppresse della società. Rappresentano il volto rispettabile di una cultura dell’odio e dell’esclusione che si sta sviluppando in perfetta simmetria con l’integralismo religioso jihadista islamico.

Non possiamo tacere di fronte a chi vuole riscrivere la storia e negare libertà sociali conquistate con secoli di lotte.

Ad Ancona come nelle altre città delle Marche, dopo aver subito un attentato neofascista come quello di Traini a Macerata, abbiamo bisogno di aria pulita, di idee e parole di tolleranza e di apertura e non del tanfo delle sacrestie e dei sostenitori dei roghi e delle crociate.

Per questo pensiamo che sia giusto boicottare e contestare questo tipo di iniziative.

Invitiamo a contattare il prete gestore della sala conferenze della Chiesa San Carlo Borromeo in via Vincenzo Gentiloni 4 Ancona – tel 071 202565 email: moriconipierluigi@libero.it
anche sul suo profilo facebook
https://www.facebook.com/pierluigi.moriconi.5

oppure alla email della Curia di Ancona cancelleria@diocesi.ancona.it
+++
Riportiamo la locandina dell’evento per dare un’idea del carattere clerico fascista dell’iniziativa a partire dai titoli degli interventi ( “angeli del bene contro quelli del male”, “il matriarcato e la distruzione della civiltà”, “il buonismo che piega e deforma il vangelo” etc).

 

“Free vax” a Pesaro

di Vittorio

Sabato 8 luglio sono stato al parco Miralfiore di Pesaro per vedere che aria tirava alla manifestazione contro l’obbligo vaccinale. Era un evento che si annunciava molto partecipato e che stava suscitando l’interesse di amiche, amici e compagni/e che per varie ragioni hanno scelto di non vaccinare i figli. Anche se personalmente non ho mai fatto grande resistenza ai vaccini, non sopporto le imposizioni e questa storia dell’obbligo vaccinale così massiccio e coatto non mi va giù, dunque ho preso il treno insieme a una comitiva con magliette arancioni – che aumentava di numero a ogni fermata da Ancona in avanti – e sono partito, praticamente senza sapere cosa avrei trovato.

La manifestazione, per chi non fosse informato, è stata organizzata da associazioni quali Comilva (Coordinamento italiano per la libertà delle vaccinazioni), Comitato salute e diritti di Pesaro, Vaccinare Informati e tante altre, per esprimere contrarietà al Decreto Lorenzin approvato a maggio di quest’anno (il Parlamento ha 60 giorni per convertirlo in legge) ed entrato immediatamente in vigore. Questo decreto oggi prevede l’obbligatorietà di 10 vaccini per bambine e bambini per avere accesso ad asili nido, scuole materne e scuole dell’obbligo e introduce sanzioni per i genitori che non intendono vaccinare i propri figli. Pertanto chi vuole continuare a non vaccinarli potrà farlo dietro pagamento di un dazio allo Stato. La decisione, per riprendere le parole del governo, è stata presa per evitare un’emergenza sanitaria, visto che la copertura vaccinale nel nostro Paese è al limite della soglia di sicurezza.

Quella di sabato 8 luglio non è la prima manifestazione contro il decreto, ma sicuramente quella con maggiore partecipazione ed è stata organizzata a Pesaro perché il Comilva oggi ha base a Rimini e raccoglie molti sostenitori tra Romagna e nord delle Marche. A Pesaro inoltre si è svolto un processo civile significativo per le associazioni “free vax” poiché nel luglio 2013 il Tribunale di Pesaro ha disposto l’indennizzo da parte del Ministero della Salute a carico della famiglia di una bambina morta nel 2003, riconoscendo una correlazione tra la vaccinazione e la morte della piccola.

L’entrata del parco, sotto un sole cocente, era presidiata da coppie di carabinieri sonnolenti e altre divise barocche di guardie provinciali, finanzieri e simili. In ossequio alle nuove norme dettate dal ministro Minniti sulle manifestazioni pubbliche, migliaia di persone entravano praticamente in fila indiana, silenziosamente. Gli organizzatori ripetevano dal palco che avevano rinunciato al corteo, che la Questura e la Prefettura avevano cercato di restringere il loro diritto a manifestare e loro lo avevano accettato pacificamente. Neanche a dirlo erano proibite le birrette, così ho dovuto scovare un varco nella selva del parco per poter contrabbandare una busta di Corona tiepide per non disidratarmi completamente.

In questa atmosfera rovente ho trovato effettivamente migliaia di persone provenienti da tutta Italia. Non è facile stimare a occhio i numeri, però lo scontro tra i media mainstream e gli attivisti che si definiscono “free vax” in rete è stato da subito forte e con l’evento ancora in corso. Sulle reti sociali rimbalzavano immagini dall’alto riprese dal drone di ordinanza, perplessità per aver accettato di svolgere la manifestazione in un parco recintato e generici insulti.
Erano 40.000? Questione poco interessante, sicuramente un numero importante e significativo per la piccola città di Pesaro e, secondo molte persone che avevano partecipato a iniziative precedenti, un numero in crescita.

Il caldo unito all’abuso del colore arancione ovunque poteva dare delle allucinazioni, ma ho cercato di restare lucido anche quando ho sentito parlare il cantante Povia dal palco (sì, quello che dice che l’omosessualità è una malattia che si può curare). Dopo il primo stupore: “ma dai me l’avevano detto ma pensavo mi prendessero per il culo” ho realizzato che tutto il programma culturale della manifestazione era pesantemente inclinato verso la destra più irrazionale e reazionaria. Finito lo strazio canoro un sorriso me l’ha regalato il filosofo più alla moda tra i neofascisti nostrani: Diego Fusaro. All’inizio le sue scemenze si sentivano appena, sovrastate dal pianto e dal chiasso di centinaia di bambini accaldati e scorrazzanti. Il giovane luminare infatti, in preda all’infervoro, parlava a macchinetta fuori dal microfono. Quando le pettorine della associazione Comilva l’hanno portato davanti all’apparecchio, ecco apparire i due concetti chiave: “la resistenza parte da due principi: famiglia e interesse nazionale”. Inizialmente ho dato la colpa alle birre ormai calde e alla farcitura delle sigarette, ma poi mi è balzata agli occhi l’evidenza: la maggior parte delle persone applaudivano convinte un mucchio di concetti fascisti e falsificati oppure, peggio, applaudivano ma erano totalmente indifferenti a quanto veniva detto, semplicemente applaudivano il fatto di essere lì insieme.

Gironzolando per il parco tra un intervento dal palco imbarazzante e l’altro ho incontrato amici, militanti di centri sociali e associazioni di base che hanno scelto di non vaccinare i figli o che nutrono legittimi dubbi sulle vaccinazioni: tutti erano piuttosto turbati. Non eravamo a casa nostra, anzi più passava il tempo e più l’effetto straniante, complice anche il caldo torrido, cresceva. L’arrivo sul palco di un fascistone dall’accento romanesco con tanto di maglietta nera “prima gli italiani” ha chiarito definitivamente le idee a tutti. Poi è stato il turno di Gianluigi Paragone, ex vicedirettore di Libero e giornalista della Padania, già conduttore della trasmissione “La gabbia” su La7. Il tenore generale degli interventi era populista e di destra, l’informazione scientifica e legale comunicata dagli interventi molto ridotta e poco utile.

La giornata è finita verso le 21, un sacco di passeggini che tornavano lentamente verso la stazione, madri con magliette che ringraziavano il governatore leghista del Veneto Zaia, striscioni che scomodavano Mengele associandolo ai medici che difendono le vaccinazioni e altro folclore. La sensazione che mi ha lasciato questa piazza è che gli spazi per i compagni e le compagne dentro quel movimento arancione siano inesistenti. Quella piazza poteva forse essere attraversata in modo intelligente da chi vuole criticare l’autoritarismo del governo associato alla scienza egemonica soltanto boicottando quel clima populista insopportabile e facendo emergere posizioni culturalmente diverse. Nessuno ha voluto e potuto farlo.

Ma quindi chi c’era in piazza? Come dice un amico sociologo che lavora a Bergamo, venuto a Pesaro mosso da buone intenzioni: siamo in compagnia della classe media che non c’è più e vive tra paura e risentimento cercando una guida e un nemico. Un mondo a cavallo tra i grillini e i libertarians americani tutti proprietà privata e famiglia.

Significa che la critica alla tecno-scienza e al rapporto tra poteri e saperi medici sia un campo da lasciare alle destre? No di certo, ma sicuramente la manifestazione dell’8 luglio a Pesaro ci restituisce l’immagine della debolezza e dell’invisibilità nello spazio pubblico di una critica anti-capitalista e anti-fascista del rapporto tra scienze e poteri a cui sarà necessario rimediare nell’immediato futuro.

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