Contro il nulla che avanza. La storia infinita di Xm24

L’esperienza di Xm24 nasce a Bologna nel 2002, raccogliendo una pluralità di individui e collettivi negli spazi dell’ex mercato ortofrutticolo del quartiere Bolognina. Da allora sono stati anni di iniziative e lotte sociali, di creatività critica, di laboratori autogestiti, di sperimentazioni, di alternative al sistema capitalista portate avanti dal basso e partecipate da migliaia di persone. Da qualche tempo l’amministrazione cittadina ha dichiarato guerra a questo Spazio pubblico autogestito, fucina di pensiero critico, nemico giurato di chi nella vita di un quartiere e di una città vede solo opportunità di far affari.

Contro il nulla che avanza. La storia infinita di Xm24
Di Gianlu

Perché Fantàsia muore?
Perché la gente ha rinunciato a sperare. E dimentica i propri sogni. Così il Nulla dilaga.
Che cos’è questo Nulla?!
È il vuoto che ci circonda. È la disperazione che distrugge il mondo, e io ho fatto in modo di aiutarlo.
Ma perché?!
Perché è più facile dominare chi non crede in niente. Ed è questo il modo più sicuro di conquistare il potere.
Chi sei veramente?
Io sono il servo del Potere che si nasconde dietro il Nulla.

Il tramonto visto dall’orto ti toglie il fiato.

Lingue rosso fuoco stritolano la Trilogia e gli scheletri di cantieri infiniti. È strano ma la vista di un’orribile colata di cemento riesce a scaldarti il cuore, una questione di prospettiva, credo, perché il senso delle cose sta pure negli occhi di chi guarda. Fissi l’immagine nei luoghi più cari della memoria, ritagli di un album di famiglia che tra la malinconia e lo stupore ti restituisce alla certezza di essere nel posto giusto, al di qua di un solco tracciato a mani nude e denti stretti, faccia a faccia con i sogni falliti di politici e palazzinari. La bellezza di questo luogo è un fatto emotivo, sta tutta nei corpi che si legano, si toccano, si mischiano si consumano dentro i confini di un mondo altro che è, qui e ora, a portata di mano: delle nostre mani.

Xm24 è il cuore della Bolognina, ha detto un compagno di passaggio qualche giorno fa, vedendo l’andirivieni dei più disparati personaggi dentro queste mura sotto assedio. La città nuova pulsa, avanza, si decompone, ogni tanto si ferma e poi riprende a pulsare fino al confine. Al di qua noi, le nostre vite e aspirazioni, inconciliabili con la vetrina luccicante che mostra già le prime crepe. Verrà giù, presto o tardi, distrutta dall’agire collettivo che travalica lo spazio fisico ed è forma di vita altra e dirompente.

Il quartiere è cambiato e continua farlo. Le sue strade sono lo scenario di una guerra a bassa intensità, strisciante e quotidiana, contro tutto ciò che è ai margini: nel villaggio incantato non c’è posto per la realtà nuda e cruda di chi arranca giorno dopo giorno, tra rastrellamenti polizieschi, identificazioni di massa ed espulsioni coatte sotto la bandiera della lotta al degrado. Eppure un posto liberato da questo schifo ancora c’è, esiste e resiste. La città può cambiare ancora, a partire da noi, dalla difesa di queste mura e dall’espansione di ciò che dentro vi ha preso forma negli anni tra occupazioni, lotte, affetti, rottura dello stato di cose presente, cuore di ogni aspirazione rivoluzionaria.

Bologna non sarà una città migliore senza Xm24, anzi, mostrerà il vuoto desolante di ciò che è il vero degrado: l’assenza di luoghi di aggregazione e sperimentazione politica e sociale liberi dalla mercificazione e da dinamiche di controllo e sopraffazione, la soppressione della diversità e la criminalizzazione di chi fa una scelta di campo contro i padroni della città. La retorica securitaria e antidegrado è una grande menzogna, il volto svelato di una classe dirigente ipocrita e aliena dai bisogni di una realtà scomoda fatta di miseria ed emarginazione. Non basta un colpo di spugna per sanare le ferite di un contesto sociale frantumato da anni di abbandono e isolamento delle sue componenti più deboli.

Abbiamo visto polizia e carabinieri sfrattare centinaia di famiglie e decine di realtà politiche e sociali, con la benedizione dell’amministrazione, in sfregio alla storia e allo spirito di questa città. Abbiamo visto come a volte si può anche vincere, resistere, contrattaccare. Ci siamo guardati, contati, abbiamo respinto le provocazioni fasciste e restituito il favore all’arroganza poliziesca. Mettiamocelo in testa: si può fare. Il possibile sta tutto nell’immaginabile e nella forza collettiva.

Scriviamolo sui muri, torniamo ad occupare, riprendiamoci le strade e facciamone luoghi di liberta, smascheriamo questa favoletta della città pacificata, sbugiardiamo I loschi intrallazzi tra amministrazione e imprenditoria del mattone, organizziamoci, individualmente e collettivamente, per resistere e reagire al nulla che avanza.

La minaccia di sgombero che incombe su XM24 non è solo la chiusa insopportabile di un’operazione politica che ha brutalizzato il volto di un quartiere storico facendo la guerra ai suoi abitanti più poveri, ma è l’ultimo colpo che i padroni di questa città vorrebbero infliggere alle esperienze di autogestione e all’antagonismo politico. È un fatto collettivo, una questione che riguarda tutte e tutti, un solco da tracciare a difesa non solo di uno spazio di libertà, ma della possibilità di vederne spuntare di nuovi, ovunque, ad assediare la città vetrina che cambia e abbandona la sua gente.

Ci si gioca il diritto di provare quotidianamente a essere liberi, costruendo insieme, qui e ora, una vita degna. Ci si gioca ciò che siamo e il mondo a cui aspiriamo. La storia infinita è tutta da scrivere, dal cuore della Bolognina, oltre le mura dell’ex mercato, fino alle strade mute e dentro i palazzi vuoti di una città che è ancora alla portata di un sogno, concreto e condiviso da diciassette anni: “Gli ultimi, gli indesiderabili, i ribelli, i legami di affinità, complicità e solidarietà prendono parola e fanno da sé il proprio destino”.

 

“Fellini è vivo e lotta insieme a noi”

8 settembre 2018

L’immensa ruota luminosa sul lungomare di Rimini improvvisamente si accende al rosso dei fumogeni nella notte del sabato sera. I lounge bar regalano, senza accorgersi, aperitivi ai dimostranti, mentre un pianista nel dehors di una piadineria intona Bella Ciao. E un corteo improvvisato alza i pugni e le bandiere, stretto a panino tra polizia e caramba. Questo il finale della giornata di sabato a Rimini.
Oggi siamo contenti, ma anche incazzati e vi spieghiamo perché.
Siamo contenti perché il presidio antifascista in piazza Fellini è stato una giusta intuizione tattica: l’antifascismo militante è anzitutto l’abilità di ridurre fino a eliminare la capacità operativa dei fascisti. Dunque, anche dimezzare il percorso della loro oscena sfilata con la nostra presenza fisica ha avuto un senso.
Siamo contenti anche perché abbiamo scoperto che i lacci di solidarietà e collaborazione tra generazioni e collettivi di diversa provenienza geografica funzionano. La quantità è purtroppo scarsa ma non la qualità.
Siamo contenti, infine, perché la determinazione paga sempre, anche se per una volta non si prendono le botte che ti regalano la copertina, ma si dimostra lo stesso coraggio.
Siamo però incazzati perché i fascisti di Forza Nuova hanno fatto comunque una mezza sfilata a Rimini cercando di ritagliarsi una fetta di spazio alla corte del sovranismo di governo. Il miliardario compare degli stragisti Fiore, in crisi di consensi, deve perfino scagliarsi sugli scudi degli amici sbirri per ravvivare la sua immagine di capo. Peccato che i suoi sappiano picchiare, possibilmente in gruppo, soltanto persone indifese: la sceneggiata degli “scontri” risulta patetica.
Siamo incazzati perché alla città di Rimini, tutta concentrata sul rituale preserale di un sabato di fine estate, non glien’è fregato nulla né degli uni né degli altri, tanto che il giorno dopo qualche giornalista di bassa lega è riuscito a fare notizia per due scritte sui muri, senza accorgersi dei quasi duecento fascisti che hanno tentato di fare la passerella in città.
Il finale è comunque una risata felliniana. La nostra fiducia nella spontanea passione del popolo è alla base dell’arte della rivolta.
Viviamo tempi difficili. Il peggio, forse, verrà. Ma gli antifascisti e le antifasciste saranno ancora in piazza con Fellini.

E alla faccia di chi ci vuole male, per sdrammatizzare, vi regaliamo anche il Pagellone Antifascista.

I fasci in fondo al viale: 0. Togliete le bandiere che non vi vediamo.
Elicottero della polizia in volo radente: 2. Ottimo bersaglio per i bengala; apriamo il crowdfunding per un RPG.
Le torce nautiche: 3. Come cazzo s’accendono?!
Cani poliziotto: 4. Nostalgia dei punkabbestia.
Quello dei petardi tra i piedi: 5. Non dategli mai una boccia in mano.
Il pianista di Bella Ciao: 6. Compagno bella vita.
L’umarello di Belluno in bicicletta: 7. Abbandona la comitiva di pensionati salviniani e finalmente trova i compagni, “che io ho fatto il Sessantotto!”.
Compagno con elmetto e maschera antigas: 8. Anche l’occhio vuole la sua parte.
La chiatta sul Rubicone: 9. Traghetta di soppiatto compagni e compagne su piazzale Fellini in barba alla digos.

Solo le montagne sono serene

Riceviamo da un nostro redattore che si è recato sui luoghi del terremoto a portare solidarietà attiva.

Terremoto agosto 2016 [1]

29 agosto 2016

Solo le montagne sono serene nella luce piena di giallo di fine agosto, silenziose, più che mai.

Il terremoto ha colpito a macchia di leopardo mettendo in luce le differenze, tra i suoli e le pendenze e tra i derivati minerali delle stesse montagne che compongono le case: i materiali. Tanti commentatori si improvvisano ingegneri e architetti e tutti scoprono che la materialità del nostro abitare nel mondo è importante. Pescara del Tronto si scorge dietro una curva mentre il nostro convoglio sale lentamente, soltanto il cartello stradale è rimasto leggibile, le forme delle case, tutte distrutte, possiamo solo intuirle da quelle che abbiamo visto nei borghi lungo la strada. Alcuni paesi sono crollati, altri sembrano intatti. Altre disuguaglianze mute colpiscono l’occhio: le case vuote e pulite con i fiori al balcone e la palazzina col primo piano che sembra esploso perché il movimento sussultorio ha fatto scoppiare i muri. Nella stanza vivisezionata i calcinacci sfondano il letto, lo specchio è pulito e il cassetto ancora aperto. La vita interrotta.

Terremoto agosto 2016 [4]

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