Malamente #19 (ottobre 2020)

Il numero 19 di Malamente è in stampa! Per abbonamenti e richieste copie potete contattarci qui o attraverso i nostri canali social. In anteprima l’editoriale del numero.

Questa febbre che non passa

E NIENTE, QUESTA FEBBRE NON PASSA. Non è durata molto la bella stagione del turismo sicuro, delle discoteche con la mascherina al collo e delle app per smadonnare con la prenotazione della spiaggia a Mezzavalle. Arrivato agosto è già finita l’estate. E l’autunno non sembra promettere nulla di buono.

È difficile raccontare, come abbiamo sempre fatto, il presente e le sue realtà parallele nelle Marche e dintorni. La pandemia rimane un rumore di fondo costante e una delle condizioni di esistenza del governo dell’economia e della riproduzione sociale al suo servizio. In questo senso le Marche si sono pienamente sprovincializzate e globalizzate. Drive in con tamponi, neofascisti che cavalcano il negazionismo, invasione del virtuale nella scuola e nel lavoro, navi da crociera piene di quarantenati e boom del commercio online. Era meglio prima? Ci importa poco. Sicuramente vogliamo che non sia peggio dopo. Per questo continuiamo a scrivere questa rivista, nonostante a volte ci sembri di impantanarci in un soliloquio.

Raccogliamo allora l’invito di alcuni amici a fare più analisi, a esprimere la nostra opinione coscienti di non avere alcuna capacità di influenza, ma fiduciosi nella potenza delle relazioni di affinità che nascono dalla sincerità politica. La storia ci insegna che i provvedimenti introdotti in situazioni emergenziali fanno presto a diventare normalità. Lo abbiamo visto con le norme antiterrorismo, che hanno ridisegnato i controlli di sicurezza nei trasporti ma anche introdotto nuovi articoli nel codice penale; chi ha qualche anno sulle spalle ricorderà l’emergenza mafia o l’emergenza microcriminalità, con quello che hanno aperto in termini di rafforzamento del controllo poliziesco. Alzi la mano chi sente ancora una stretta allo stomaco nel vedere le jeep dell’esercito a presidio delle piazze. Da misura eccezionale è diventata normalità, accettata di buon grado – da molti – in nome delle “strade sicure”. Insomma, pare che ci siamo già abituati a cedere un po’ di libertà in cambio di una presunta maggiore sicurezza. Quello che si profila ora all’orizzonte – un orizzonte che in realtà stiamo già calpestando – è rinunciare a un altro po’ di libertà in cambio della “salute”.

Crediamo, allora, che fuori dall’assurdo negazionismo sul virus, così come dall’accettazione acritica delle disposizioni di Stato, sia urgente intraprendere la strada di una comunità che si prende cura di se stessa, sapendo bilanciare la paura della morte e della malattia con la gioia di una vita degna e continuando, anche in mezzo alla pandemia, a esplorare le vie per una società più giusta e libera dalla ossessione economica del capitalismo. Per questo sono nate le Brigate volontarie per l’emergenza, una delle tante esperienze di mutualismo diffuse nei piccoli e grandi centri dell’Italia pandemica. Anche qui nelle Marche, con il gruppo di Senigallia, abbiamo dato il nostro sostegno. Nel caldo torrido dei primi di agosto, proprio a Senigallia abbiamo ospitato due giorni di incontro nazionale che, chiusa ormai la fase 1, la fase 2 e forse pure la fase 3, ha segnato un importante punto di passaggio verso la trasformazione delle Brigate in qualcosa di nuovo. Vedremo dove andremo a sbattere la testa: se son rose fioriranno.

Il numero che avete tra le mani si apre proprio con un racconto in soggettiva dell’esperienza delle Brigate volontarie, seguito da tutta – ma proprio tutta! – la storia del controverso Covid Hospital di Civitanova Marche.
Riprendiamo poi un filo che si è interrotto lo scorso marzo, quando per ovvi motivi abbiamo dovuto cancellare un incontro che avevamo organizzato con alcuni osservatori della realtà marchigiana, per vedere se si può cambiare direzione a questa regione allo sbando. Non mancano anche questa volta alcune schegge di storia non addomesticata, insieme a racconti di esperienze vicine (Pesaro) e lontane (la campagna profonda degli Stati Uniti), le recensioni e un pezzo forse più difficile da masticare ma che tocca le corde che ci piacciono: natura, libertà e rivoluzione.

Vi aspettavate qualche commento sulle elezioni regionali? Invece no, abbiamo chiuso questo numero prima delle urne, con i sondaggi che tiravano fortemente a destra. Cinque anni fa, maggio 2015, scrivevamo: “la competizione elettorale torna periodicamente a scandire i temi e i tempi del dibattito politico pubblico: il degrado dei faccioni elettorali e delle promesse da marinaio riempiono di nuovo le strade. Le elezioni […] ci impongono di guardare con attenzione a un terreno verso il quale nutriamo avversione e sfiducia”, notate qualche differenza?

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