Malamente #18 (giugno 2020)

Malamente #18 (giugno 2020) è pronto per la spedizione!

Pubblichiamo qui l’editoriale del numero e siamo pronti per ricevere le vostre richieste di copie, abbonamenti e – se volete – anche di arretrati!

Né col virus né con lo Stato

Dall’ultimo numero di Malamente a oggi, in appena tre mesi, sono cambiate parecchie cose. Qualcuno dice che solo ora siamo finalmente entrati nel XXI secolo, l’età delle catastrofi di cui come umanità siamo direttamente responsabili. Speriamo che l’emergenza Covid-19 non ci accompagni per troppo tempo, ma fino a quando potremmo dormire sonni tranquilli? Quando e soprattutto come prepararsi alla prossima crisi?

Sappiamo che il passaggio del virus tra specie diverse e la diffusione pandemica non sono un castigo “naturale”, ma tutto dipende da come una società organizza il proprio stare al mondo e i propri rapporti con l’ambiente: pensiamo all’allevamento industriale e alla concentrazione metropolitana, tanto per citare i due fattori più evidenti. Al contrario, nel discorso pubblico, la responsabilità dell’epidemia viene fatta ricadere sui singoli individui e sui loro comportamenti irresponsabili, riproducendo il processo di colpevolizzazione già visto in atto per il cambiamento climatico, fatto dipendere dai consumi individuali così da non rimettere in discussione, in un colpo solo, l’intero sistema. Ecco, forse la prima cosa da fare, oggi e domani, è proprio questa: mettere in discussione la nostra organizzazione economica e sociale, per incamminarci su altre strade.

L’attuale coronavirus, mettendo a nudo la fragilità del nostro mondo e dicendoci che niente è immutabile, ci sta anche offrendo un’opportunità. Ci sta insegnando che la storia non è finita, che una rottura della normalità è dietro l’angolo e arriva quando meno te l’aspetti. Il problema, allora, è come cogliere l’occasione e come fare in modo che, dopo, niente torni “come prima”. L’influenza cosiddetta spagnola, che si diffuse a livello globale negli anni 1918-1920 infettò circa mezzo miliardo di persone e ne uccise tra i 50 e i 100 milioni (circa il 3-5% della popolazione mondiale dell’epoca), eppure neanche queste cifre impressionanti riuscirono a mettere in ginocchio l’autorità dello Stato e la pervasività del capitalismo. Quindi non facciamoci illusioni. Non c’è nessuna valida ragione di credere – o di sperare – che Covid-19 cambierà il mondo da solo. Di certo non lo cambierà in meglio se non ci diamo da fare per rotolarlo nella direzione giusta.

Per forza di cose, almeno metà di questo grosso numero di Malamente riguarda la pandemia ancora in corso. Ne abbiamo discusso innanzitutto con alcuni medici e infermieri/e, nostri amici e amiche, che ci hanno raccontato cosa hanno vissuto in prima persona negli ospedali marchigiani, per poi allargare la visuale con un’intervista al Coordinamento cittadino sanità di Roma e un articolo, sempre dall’interno, sulla peste virale in Italia. Parliamo inoltre di come l’emergenza abbia dato un inaspettato slancio al circuito di economia solidale del pesarese, accelerando la nascita del progetto Gasnomade: distribuzione di prossimità di cibo contadino, condito di autodeterminazione e cultura della condivisione. L’isolamento ha però anche fatto impennare l’utilizzo delle tecnologie digitali, che da un giorno all’altro hanno conquistato ogni ambito del quotidiano, dalla scuola alla socialità, imponendoci una brutta copia del contatto umano: sui nefasti effetti di una vita perennemente connessa abbiamo tradotto un’intervista all’editore e saggista francese Matthieu Amiech. Perfino il 25 aprile e il 1° maggio sono stati quest’anno festeggiati per decreto da dietro uno schermo: con un articolo di Mario Di Vito raccontiamo questa strana situazione, con alcune virtuose eccezioni e violazioni dei divieti.

Non mancano in questo numero, come di consueto, uno sguardo alle nostre amate montagne, la recensione e una finestra sulla storia: parliamo di anni Settanta a partire dalla riapertura dell’inchiesta sulla strage di Bologna del 2 agosto 1980 e degli echi della strategia della tensione nelle Marche, di partigiani e di un’anarchica che ha tenuto testa sia ai padroni che ai compagni maschi, ma parliamo anche di un primo esempio di solidarietà dal basso nel corso di un’epidemia, durante il colera di Napoli del 1884. La stessa solidarietà che sta fiorendo anche oggi e che come Malamente abbiamo sostenuto contribuendo alla nascita e alle attività delle Brigate volontarie per l’emergenza di Senigallia. Perché non è vero che siamo tutti/e “sulla stessa barca”, nemmeno nelle emergenze; c’è chi si può ritirare in una quarantena dorata, chi è costretto a continuare a lavorare, chi deve lottare per la propria dignità dentro a un carcere (non dimentichiamo le rivolte e i morti di marzo e siamo solidali con le proteste che continuano, anche qui nelle carceri marchigiane) e chi non sa più come pagare l’affitto e la spesa alimentare.

Da fine marzo a oggi le Brigate sono arrivate a contare almeno quaranta volontari e volontarie. Hanno iniziato consegnando la spesa alle persone impossibilitate a uscire da casa, hanno proseguito dando una mano nel progetto BAMS (Base alimentare per il mutuo soccorso) per rispondere alle nuove e vecchie povertà e hanno svolto numerosi interventi a servizio della comunità di Senigallia e comuni vicini. Al momento in cui scriviamo stanno programmando l’intervento per l’estate in modo che le spiagge libere, pur garantendo la sicurezza sanitaria, continuino a essere un bene di tutti/e. Crediamo infatti che il reciproco aiuto, la cura e la solidarietà sociale siano la prima arma per proteggerci dalla paura e resistere al virus; senza dimenticare però i diretti responsabili di questa situazione a cui andrà chiesto il conto: i politici autori di trent’anni di tagli alla sanità pubblica e della sua privatizzazione, il potere di Confindustria che impone l’apertura di aziende non essenziali, la corruzione, la vigliaccheria e l’opportunismo di chi è pagato per difendere la salute e la sicurezza.

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