Malamente #16 (dicembre 2019)

Copertina Malamente 16

Malamente #16 (dicembre 2019) è fresco di stampa!

Pubblichiamo qui l’editoriale del numero e siamo pronti per ricevere le vostre richieste di copie, abbonamentie – se volete – anche di arretrati!

Dall’alto delle montagne si vede più lontano

Dedichiamo la copertina di questo numero alla solidarietà internazionale, con una foto che ritrae un momento della manifestazione dello scorso ottobre ad Ancona in appoggio alla popolazione curda del Rojava che sta resistendo all’attacco dell’esercito turco. Lo facciamo perché siamo con chi non si chiude nel piccolo mondo provinciale, ma allarga gli orizzonti fino alla solidarietà attiva con popoli più o meno lontani e ci ribolle il sangue per qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualsiasi parte del mondo, tanto più che dalle Marche la solidarietà con i fratelli e le sorelle curde con una prospettiva sociale e culturale rivoluzionaria è sempre stata forte e generosa.

Sempre sull’internazionalismo, ma partendo dal quotidiano, presentiamo la ricca esperienza della scuola autogestita di italiano per stranieri Penny Wirton di Senigallia: un metodo efficace per insegnare la lingua e una nuova rete di relazioni umane in costruzione.

Negli ultimi mesi sono stati diversi gli appuntamenti a cui abbiamo partecipato, unendoci, tra l’altro, ai mille scarponi che hanno solcato gli Appennini centrali, dal monte Catria ad Accumoli: territori che la speculazione vorrebbe sottoporre alla cura del “progresso” distruttivo portando miseria sociale e ambientale. Da una parte il disboscamento massiccio per aprire nuovi impianti sciistici (ne abbiamo parlato su Malamente #13), dall’altra la ricostruzione post-terremoto che diventa il progetto di un resort di tre piani e di una lunga striscia d’asfalto in uno degli ultimi posti di montagna ancora incontaminata. Su questa rivista abbiamo più volte richiamato l’attenzione sulla necessità che i territori montani smettano di essere considerati spazi periferici a completa disposizione della macchina da soldi metropolitana e riconquistino la propria centralità come ambienti di vita; visto che ci sembra importante ribadirlo lo facciamo di nuovo, anche su questo numero, con la traduzione di un altro articolo di Miguel Amorós.

A proposito di terremoto, sono ormai passati tre anni dalle scosse del 2016 e il bilancio dall’area del “cratere” è tristemente noto: ricostruzione materiale ferma al palo, peggioramento delle condizioni economiche e di vita sociale, progressivo spopolamento, sfiducia generalizzata (alcuni interessanti dati di analisi sui processi sociali ed economici che stanno interessando i territori dell’Appennino marchigiano li ha resi noti il Gruppo di ricerca T3 e li trovate sul blog di Terre in moto).

Invertire la rotta, ricostruire comunità che tornino a vivere un territorio autonomo e libero non è semplice e soprattutto non è compatibile con l’ordine statale e mercantile vigente. Se poi ci mettiamo anche il devastante progetto del gasdotto Snam che ha già iniziato a solcare l’Appennino, la situazione è ancora più drammatica; non per questo gliela daremo vinta, anzi, con un articolo dall’Abruzzo proviamo a raccontare i percorsi della mobilitazione popolare contro i petrolieri e i loro amici al governo.

Sempre di petrolio si tratta quando scendendo verso la costa adriatica ci occupiamo nuovamente della malsana raffineria API di Falconara. Mentre il movimento Fridays ForFuture sta crescendo sui territori delle nostre province, vogliamo fornire alle nuove attiviste e attivisti alcuni elementi di approfondimento contro questa industria miliardaria e nemica del clima, con un’intervista a chi la combatte da tempo.

In questo numero raccontiamo anche di un aspetto misconosciuto dell’Accademia di Belle Arti di Urbino, ovvero i suoi stretti legami con l’Arma dei Carabinieri (prossimamente ci sarà una presentazione della rivista proprio all’Accademia, speriamo di uscirne senza le mani dietro la schiena…) e alcune storie di evasione dal supercarcere di Fossombrone con le sempre utili lenzuola annodate, sbarre segate e così via che fanno sempre bene all’umore!

Infine, abbiamo letto per voi il recente libro di Goffredo Fofi, L’oppio del popolo. L’autore, generoso ed esperto attivista in campo sociale e culturale, denuncia un’industria culturale che è diventata un settore centrale dell’economia del nostro paese ma che appare come una macchina priva di anima, creatività e coerenza. Invece di aprire le menti con il senso critico, offusca e allontana le persone dalla passione per l’agire collettivo. Ci siamo chiesti insieme a lui e a tanti altri ed altre se sia possibile, e in che misura, un’iniziativa culturale e pedagogica rivoluzionaria all’interno della scuola, istituzione ufficiale per la riproduzione dell’ideologia dominante, o se le speranze vadano ormai riposte al di fuori dei canonici luoghi di trasmissione del sapere. La risposta… sul prossimo numero!

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