Letti per voi – Gli Arditi del popolo: dalla guerra alla difesa proletaria contro il fascismo (1917-1922) – Recensione di Enrico Serventi Longhi

Gli Arditi del popolo: dalla guerra alla difesa proletaria contro il fascismo (1917-1922), Luigi Balsamini, Galzerano editore, 2018.

Recensione di Enrico Serventi Longhi

Negli ultimi tempi, non solo per il successo del discusso romanzo “M” di Antonio Scurati, si è tornati insistentemente a parlare del periodo dell’ascesa del fascismo, un po’ sull’onda del centenario del 1919 (anno di fondazione dei Fasci di combattimento), un po’ per seguire paragoni davvero troppo azzardati con le disgrazie del tempo presente.

Luigi, un nostro redattore, si è buttato nella mischia – e in parte ci si è ritrovato suo malgrado – pubblicando Gli Arditi del popolo: dalla guerra alla difesa proletaria contro il fascismo (1917-1922), un libro che ricostruisce la storia, e purtroppo la sconfitta, delle prime formazioni che praticarono armi alla mano l’antifascismo militante. A una delle prime presentazioni pubbliche del libro,
organizzata a Roma, al Nido di vespe – Quadraro, ha partecipato la redazione di Malamente al completo e il dibattito è stato appassionato e costruttivo. Da lì, ha avuto origine la recensione che pubblichiamo qui di seguito, scritta da un compagno romano.
Scrivere di storia non significa solo mettere in fila una sequenza di fatti, ma interpretarli. Cosa che avviene sulla base di un’impostazione culturale e politica. Il libro di Luigi è scritto da un punto di vista libertario, anarchico, volto a rintracciare le radici storiche del sovversivismo sociale. Il Partito comunista d’Italia (come si chiamava allora il PCI), che si era tirato fuori dall’arditismo popolare considerandolo un movimento spontaneo e incontrollabile, senza per altro dare concretamente luogo a un’azione antifascista alternativa, ne esce parecchio malconcio. E già quella volta non pochi tra i suoi militanti di base erano stati critici e ribelli nei confronti delle direttive dei dirigenti. Enrico, nella recensione, presenta una lettura discordante su diversi aspetti. In particolare proprio il giudizio sulle posizioni tenute dai comunisti diverge diametralmente da quello espresso nel libro e tende a giustificare l’intransigenza del PCd’I e la tradizione del comunismo italiano.

Vi proponiamo questa recensione e vi invitiamo, se volete, a leggere il libro. Al di là dello specialismo di un’oziosa diatriba tra storici ci può servire a riflettere da più punti di vista su una pagina di storia tormentata, attraversata dallo sconvolgimento globale della Prima guerra mondiale e da una svolta rivoluzionaria che sembrava alle porte, ma si è tradotta in una sconfitta epocale e nell’inizio della dittatura fascista.

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