Malamente #11 – giugno 2018

Il nuovo numero di Malamente è pronto e in distribuzione!
Potete ordinare la/le vostre copie qui oppure sottoscrivere un abbonamento.
A chi ne farà richiesta (fino a esaurimento scorte) invieremo anche l’autoproduzione Stop al Panico! realizzata dall’Associazione di Mutuo Soccorso per il diritto di espressione di Bologna.

 

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Stop al panico!


Nel mese di aprile 2018 l’Associazione di Mutuo Soccorso per il diritto di espressione di Bologna ha dato alle stampe l’autoproduzione Stop al panico! (edizione riveduta, aggiornata e ampliata di “Difesa legale, note per una maggiore consapevolezza”, 2013). 168 pagine che affrontano in maniera ragionata le trame del processo penale e offrono uno strumento di autodifesa a chi prende parte alle lotte sociali. Illustrato in copertina da BLU e Zerocalcare, è arricchito da due prefazioni di Supporto legale e Movimento No Tav e da una postfazione dell’Associazione Bianca Guidetti Serra.

Il libro è frutto di un lavoro collettivo svolto attraverso le assemblee degli ultimi due anni, con la partecipazione di movimenti, comitati, singoli e associazioni che condividono i fini della lotta alla repressione delle emergenze sociali e territoriali. Questa nuova edizione include le ultime novità legislative e un approfondimento inedito sull’autotutela digitale (in collaborazione con HackMeeting) e sul ruolo delle tecnologie biometriche e genetiche.

Più di 1000 copie sono già state distribuite, ai movimenti No Tav, No Tap e contro il gasdotto Rete Adriatica.
Gli editori hanno gentilmente messo a disposizione un buon numero di copie anche per lettori e lettrici di Malamente.
In occasione dell’uscita del numero 11 di Rivista Malamente invieremo a tutt* gli/le abbonat* una copia gratuita.

Chi volesse ricevere Stop al panico! gratuitamente (insieme alla rivista…oppure no) non deve far altro che scriverci all’indirizzo malamente@autistici.org oppure su Facebook; cercheremo di soddisfare tutt*, fino a esaurimento scorte.

[L’Associazione di Mutuo Soccorso per il diritto di espressione è, dal 2006, una rete di solidarietà attiva nella città e nella provincia di Bologna che supporta chi viene perseguito dalla legge a causa delle proprie attività nelle lotte sociali. mutuosoccorso.noblogs.org].

Festival delle cucine popolari autogestite a Pesaro – intervista a Wolf Bukowski

Domenica 20 maggio abbiamo partecipato alla giornata conclusiva del Festival delle cucine popolari autogestite a Pesaro. Giunto alla terza edizione itinerante, il festival è un appuntamento non solo per tante e tanti cucinier* delle varie cucine popolari, mense e osterie in giro per l’Italia in rete grazie al percorso Cucine in Movimento, ma anche per chi vede nel cibo – nei suoi aspetti più pratici come in quelli culturali – un terreno di riflessione, intervento e conflittualità politica. Tanto ancora si può e deve fare, per questo è importante continuare a incontrarsi e a mettere in comune buon cibo, idee e pratiche di ribellione.

Per l’occasione abbiamo avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con Wolf Bukowski a margine della presentazione del suo ultimo libro La santa crociata del porco (Ed. Alegre, 2017).
A partire dall’esito di questo libro, dalle tue presentazioni, dalle relazioni che hai intessuto nelle tue esperienze, come la partecipazione a questo festival, hai trovato materiale per nuovi lavori? Dove stai portando la tua ricerca adesso?
W: Visto l’intersecarsi così robusto e ripetuto tra le questioni del cibo e la riscrittura delle città, ho voglia di occuparmi forse più di città, di retorica del decoro e securitarismo che direttamente di cibo: questo mi sembra un po’ l’esito necessario. Alla fine come la foodification serve a produrre gentrificazione e città neoliberali, allo stesso modo penso che anche il mio lavoro debba seguire lo stesso percorso.
Sicuramente un punto di contatto tra questi due discorsi è che, nel regime neoliberale che stiamo vivendo – e che invece di tramontare si sta intensificando -, è evidente che ognuno debba avere il suo posto ben definito, dopotutto anche il discorso sul cibo è un modo per dare a ogni individuo, a ogni identità e cultura un posto nella scala sociale, gerarchicamente ordinato. Il contatto che vedo tra il discorso sul decoro e quello sul cibo è che non si sta cercando di imporre un unico modello alimentare per tutti, ma piuttosto si cerca di creare delle gerarchie anche di consumi e tra le identità alimentari e culturali. Luoghi come questo festival dove si tenta una critica anticapitalista riescono a dare delle risposte? Non rischiano di essere delle nicchie dorate ma isolate o, se lo sono, a cosa possono servire in questo momento?
W: Secondo me, in questo momento mantenere i legami sociali tra di noi, la riflessione politica e culturale è fondamentale, nel senso che si sta rischiando molto in questo momento, quindi è necessario portare avanti questi discorsi, condividerli anche per chiarirsi le idee su quali siano le strade da seguire o no. Ad esempio la strada del consumo critico, che ritorna spesso, per me non va seguita ma problematizzata con delle riflessioni critiche e riconosciuta per quello che è, ovvero l’ennesima nicchia di segmentazione dei consumi. Sapere questo, dircelo e trovare delle strategie diverse per continuare a mettere in comune anche degli aspetti di produzione e riproduzione dell’esistenza, senza illuderci che siano di per sé un’alternativa al capitalismo, è una cosa importante che può nascere anche da momenti di incontro e confronto come questo festival.
Le cucine popolari e ribelli, dalla tua esperienza in giro per l’Italia, sono per te un fenomeno in espansione? Un modello esportabile nelle realtà in cui non ci sono?
W: Non ho una visione complessiva della situazione, ma ovunque si cucina: nei luoghi in cui ci si incontra, negli spazi sociali, nei luoghi in cui si fa politica c’è questa esigenza e quindi è chiaro che il tentativo di politicizzarla e non ridurla a una questione di servizio è utile e ha un portato che può essere arricchente, come questa esperienza del festival, come il percorso nato da qualche anno delle cucine autogestite e popolari.

Nei tuoi testi ci sono spesso dei riferimenti internazionali approfonditi. Dalle tue conoscenze in giro per l’Europa cosa hai visto rispetto al discorso delle cucine popolari e alla consapevolezza sul cibo? Stiamo seguendo una tendenza, la stiamo anticipando?
W: Non ho grandi riferimenti, ma ho la sensazione che non siamo indietro anzi credo che rispetto alle poche esperienze che ho avuto modo di incrociare siamo avanti nella comprensione del fatto che nella cucina, nella produzione e nel consumo del cibo ci sia una politicità che va oltre il banale discorso ambientalista o della ricerca del cibo di qualità come il bio da negozio chic.
Parliamo di Fico. Nel tuo libro “La danza delle mozzarelle” sei stato uno dei propulsori della critica al modello Eataly; adesso Fico a Bologna c’è e i bambini ci vanno in gita con la scuola. Cosa è successo? C’è ancora un’opposizione che si sta riorganizzando, siamo in una fase di riflusso? Raccontaci.
W: C’è qualche realtà che ha cercato di mantenere fermo il livello di opposizione e di critica culturale al progetto, c’è sempre stata e continua a esserci, ad esempio c’è stata una biciclettata critica qualche giorno fa, ci sarà un incontro a breve sempre per parlare di Fico soprattutto nel suo rapporto tra lavoro gratuito, alternanza scuola-lavoro etc. Quindi si mantiene un livello di critica politico-culturale, che poi questa possa incidere sulla sua esistenza, sul fatto che venga frequentato… non è mai stato nei piani, per dire mi sembra anche che non ci sia alcuna capacità di penetrarlo a livello sindacale, ma questo era un po’ scontato: Fico è un’operazione fatta ai margini della città che si regge su se stessa e su grandi investimenti di capitali, in qualche modo il suo fallimento o il suo esserci sono emblematici e guardiamo a questo come qualcosa di esemplare, ma il fatto che si potesse impedire che nascesse è sempre stato fuori dalla portata di chiunque.

Tutto bene a Falconara

Pubblichiamo un’anticipazione dal prossimo numero di Malamente (#11) in uscita a giugno

Di Jomo Gbomo

Sapevi che la raffineria di Falconara è una delle più moderne e avanzate tecnologicamente in Italia certificata per la tutela ambientale, per la sicurezza e qualità?

Sapevi che le emissioni della raffineria di Falconara sono fra le migliori del panorama nazionale e internazionale di settore?

Sapevi cha la qualità dell’aria di Falconara è migliore di molte aree di Ancona e Jesi e in ogni caso in linea con tutte le altre realtà marchigiane?

Sapevi che gli impianti di bonifica del sito di Falconara sono un esempio di efficienza ed efficacia?

http: // blograffineria. gruppoapi. com

L’11 aprile, alla raffineria API di Falconara, un incidente al serbatoio di stoccaggio del greggio TK61 ha causato rilascio di benzene e altre sostanze tossiche in quantità imprecisate. Per un’intera settimana l’aria irrespirabile ha avvolto la città e l’intero circondario, fino a Senigallia, Jesi e Ancona. L’azienda ha classificato la situazione come “incidente minore”, risolvibile con un piano di emergenza interno ed è prontamente corsa ai ripari, monitorando la cisterna giorno e notte e utilizzando uno schiumogeno assolutamente “biodegradabile e atossico”. Le autorità locali non hanno ritenuto opportuno prendere provvedimenti per far esporre il meno possibile gli abitanti alle esalazioni, come la chiusura delle scuole e l’invito a evitare attività sportive all’aperto: una decisione che dicono di aver assunto a ragion veduta e non per minimizzare incautamente la gravità della situazione, come qualche malalingua ha voluto insinuare.

Il 28 aprile, un corteo di mille o forse duemila persone, indetto dai comitati ambientalisti, ha attraversato le strade di Falconara, tenendosi giustamente a debita distanza dalla sede della raffineria per ribadire il messaggio che “Noi non siamo contro l’API”. Lo striscione di apertura lanciava un SOS con le parole d’ordine “Salute Occupazione Sicurezza”, a sottolineare la necessaria conciliazione di diritto alla salute e diritto al lavoro, cioè “il lupo sazio e l’agnello intero”, come dicono i polacchi. I giornali locali hanno incensato la manifestazione per la sua compostezza e sobrietà e per aver saputo far prevalere sopra ogni indignazione il senso di responsabilità, affinché avvelenati e avvelenatori possano continuare a convivere pacificamente.

Falconara, 28 aprile

Sentiamo l’esigenza di rassicurare tutti coloro che hanno vissuto una settimana di ansia e che ancora adesso vivono nella preoccupazione e vogliamo mettere in guardia contro gli inutili e interessati allarmismi, amplificati a dismisura sui social network. Spesso si tratta, probabilmente, di fake news belle e buone, come quelle che ruotano attorno alla quantità di particelle di benzene rilevate nell’aria. C’è chi giura che le centraline di rilevazione dell’Arpam abbiano registrato cifre inverosimili, sparando numeri da giocare al lotto: picchi di 102,2 microgrammi per metro cubo, medie giornaliere di 37,5. Le rilevazioni sono consultabili da chiunque sul sito dell’Agenzia, ma invitiamo a leggerle con le dovute precauzioni, tenendo conto dei margini di errore e soprattutto del fatto che siano state immediatamente smentite dall’azienda: “nessun limite di emissioni potenzialmente dannose per l’ambiente è stato superato”.

Possiamo infatti sentirci più che tutelati dalla “soglia limite” per l’esposizione al benzene, fissata per legge da chi di queste cose se ne intende e ci dice che una concentrazione media di 5 microgrammi per metro cubo al giorno, facendo il calcolo sulla media di tutto l’anno, non ha mai fatto male a nessuno. Così, se per qualche giorno le ciminiere dovessero malauguratamente superare la soglia, hanno tutto il tempo di aspettare qualche folata di vento ben piazzata che andrà ad aggiustare la media annuale. Anzi, siamo portati a credere che le istituzioni preposte, che sappiamo essere dalla parte dei cittadini contro i poteri forti, per tutelare senza sconti la nostra salute abbiano fissato una soglia largamente inferiore al livello di reale nocività, quindi, davvero, non c’è niente di cui preoccuparsi. E poi, avete pensato che i dirigenti della raffineria, così ingiustamente vituperati in queste settimane, lavorano e vivono anch’essi, ogni giorno, a Falconara e dintorni? Se ci fosse reale pericolo per la salute loro e delle loro famiglie sarebbero i primi a far chiudere la baracca.

Vento in poppa
Vento in poppa

Ci preme ricordare anche altre cose, ad esempio che è solo grazie alla generosità di API e al suo sostegno concreto al mondo dell’infanzia se il reparto di neonatologia dell’ospedale pediatrico Salesi di Ancona ha oggi un ecografo di nuova generazione. Inoltre, quasi non vorremmo dirlo per non rovinare la sorpresa, pare che l’azienda stia pensando di darci, se ce ne fosse ancora bisogno, una ulteriore prova della sua vicinanza ai bimbi del nostro territorio con l’acquisto di uno stimolatore muscolare per il reparto di chirurgia pediatrica. Ammesso e non concesso che da queste parti l’incidenza di linfomi, leucemie e tumori sia superiore alla media, soprattutto per quanto riguarda le fasce più deboli, non si può negare che API abbia fatto e continui a fare tutto il possibile, senza curarsi dell’ingratitudine di molti, per prevenire e mitigare il danno di cui è essa stessa la prima causa.

Non parliamo solo di bambini. Anche adolescenti e ragazzi sono da sempre in primo piano nelle politiche aziendali di responsabilità verso il territorio. È vero che sulle pagine di Malamente abbiamo spesso criticato la cosiddetta “alternanza scuola-lavoro”, tuttavia ciò non ci impedisce di saper distinguere caso da caso e di valorizzare quelle eccezioni che confermano la regola. Dobbiamo riconoscere che API ha investito molto per rafforzare il rapporto tra scuola, università e mondo del lavoro, costruendo percorsi didattici in azienda che permetteranno a un congruo numero di fortunati studenti e studentesse di mettersi alla prova e scoprire i propri talenti e le proprie aspirazioni. Un conto è mandare i ragazzi a fare i lavapiatti negli alberghi della costa, tutt’altra cosa l’opportunità di crescita che offre loro il mondo del petrolio falconarese. D’altra parte l’arricchimento è reciproco: ci vogliono carni fresche per mantenere a regime e giustificare l’esistenza di un settore che produce nocività su nocività ma grazie al quale possiamo godere spensieratamente dei nostri modelli di vita e livelli di consumo.

Non dimentichiamo, infine, l’intervento nella cultura, nella musica, nell’arte, nello sport, la sponsorizzazione di manifestazioni cittadine, festival, concorsi, eventi e sagre paesane, insomma la lunga mano di API che distribuisce oboli a destra e sinistra, segno evidente di quanto abbia a cuore il benessere della comunità locale. Vogliamo in particolare ringraziare tre signori che non si risparmiano da questo punto di vista, a partire dal giornalista Roy Gianni, incaricato delle relazioni esterne e della comunicazione della raffineria, ovvero impegnato nell’arduo compito di aumentare la “confidenza” verso il sito di Falconara da parte della popolazione residente. Vi è poi Antonio Cavacchioli, responsabile delle risorse umane e dell’organizzazione, a cui spetta anche l’incarico di gestire una sana collaborazione con la controparte sindacale; ultimo, ma non per importanza, Giovanni Bartolini, responsabile in API di salute, sicurezza, ambiente, qualità, sempre pronto a bloccare la produzione alla minima puzza fuori posto.

Sicurometro API
Sicurometro API

Certo, nessuno è perfetto e qualche piccolo incidente di percorso può capire a tutti, anche ai più attenti e coscienziosi. Proprio per minimizzare l’errore umano, disgraziatamente sempre dietro l’angolo, lo scorso anno (2017) è stato varato il “Progetto Sicurometro”, una sorta di patente a punti utilizzata per istruire, in maniera gioiosa, tutti i dipendenti al rispetto delle regole di sicurezza in raffineria. Chi non adotta le adeguate procedure si vede decurtati un certo numero di punti e da quel momento, come sanno tutti i bambini che hanno toccato una e una sola volta il forno acceso, ci penserà due volte prima di commettere lo stesso errore. Insomma, il motto è: imparare divertendosi.

L’azienda, inoltre, tiene a rassicurarci di essere in grado di mettere in campo le migliori tecnologie disponibili per riparare ai danni di altre tecnologie. Tutto ciò contribuisce ai nostri sonni tranquilli. D’altra parte è molto più facile finire al pronto soccorso per una banale disavventura domestica (uno scalino salito male, un coltello che sfugge di mano etc.) che per una leggera nausea o un appena avvertibile bruciore di gola causati da esalazioni di benzene o di altre sostanze ritenute tossiche. In fin dei conti anche l’acrilammide è cancerogeno: lo troviamo nelle patate fritte, nel pane tostato, nel caffè ma nessuno di noi si sognerebbe di mettere alla gogna il bar della piazza.

Eppure abbiamo ascoltato assurde proposte di riconversione industriale, provenienti da certi ambientalisti che forse pensano di vivere su un altro pianeta. Vorremmo proprio vederli il giorno in cui la loro auto rimarrà a secco e le pompe di benzina saranno vuote, se avranno ancora voglia di fantasticare! Tubi, cisterne e impianti della raffineria sono stati progettati per uno scopo ben preciso, i lavoratori hanno acquisito negli anni competenze nel campo del greggio e dei suoi derivati che il mondo ci invidia: com’è possibile pensare di rinunciare a tutto questo? Se di benzina abbiamo bisogno, come indiscutibile bene primario per la sopravvivenza dell’economia mercantile e industriale, da qualche parte una raffineria dovrà pur sorgere. E il nostro territorio non può certo arrogarsi il diritto di tirarsi indietro in nome del mare, delle colline e della dolce vita marchigiana.

Petrolieri a Sulmona

Di Giada e Riccardo di AltreMenti Valle Peligna

Sulle pagine di Malamente (#8) abbiamo già parlato del gasdotto Snam Rete Adriatica, ennesima “grande opera” che dovrà attraversare il Paese dalla Puglia all’Emilia Romagna, devastando i territori appenninici per permettere il flusso di quel combustibile così necessario ad alimentare nuove distruzioni dell’economia industriale. Nell’attesa delle ruspe, che purtroppo avanzano a grandi passi con il benestare delle istituzioni nazionali, c’è chi si sta dando da fare per organizzare la resistenza, la protesta, l’intralcio ai lavori, ognuno con le proprie modalità. Su questo numero abbiamo raccolto un contributo proveniente dal collettivo AltreMenti della Valle Peligna che ci parla, in particolare, di un nodo strategico del gasdotto: la centrale di compressione e spinta prevista a Sulmona. Ancora una volta dobbiamo fare i conti con un modello di sviluppo inaccettabile e insostenibile, che piace agli ingegneri della Snam solo perché riempie le loro tasche (e le loro vuote esistenze), spazza via l’aria pulita e ci lascia un’altra ferita da curare. Mettiamoci di traverso!

Lo scorso 3 febbraio a Sulmona (AQ) si è svolta una partecipatissima assemblea che ha dato vita al Coordinamento No Hub del Gas Abruzzo: sotto questo nome si sono riunite le tante vertenze nate intorno alle questioni riguardanti l’estrazione, il trasporto, il trattamento e lo stoccaggio del gas naturale che vedono nella regione Abruzzo lo snodo strategico della rete nazionale di distribuzione del gas, dai paesi esportatori a quelli importatori. Dal gasdotto Larino-Chieti, al progetto di estrazione a Bomba, dallo stoccaggio di Fiume Treste a Cupello, a quello proposto a San Martino sulla Marrucina, la scelta di Sulmona come luogo di incontro per i vari comitati non diviene affatto casuale, anzi. Sulmona risulta cruciale all’interno di uno dei progetti più ambiziosi nello scenario delle grandi opere dannose inutili e imposte (GODII): il gasdotto della Snam “Rete Adriatica”, continuazione italiana di Tap, per cui la Valle Peligna non solo sarà suolo di passaggio del megagasdotto fino a Minerbio, ma anche sede di una centrale di compressione e spinta del gas. Il 22 dicembre 2017, il Consiglio dei ministri ha portato in dono ai sulmonesi per il santo Natale l’autorizzazione della suddetta centrale in zona Case Pente. Continua a leggere

Malamente #10 – marzo 2018

Siamo felici di annunciare che Malamente #10 è appena stato sfornato dalla nostra tipografia di fiducia!
Con un po’ di ritardo, ma con tanto da dire, possiamo festeggiare questa cifra tonda e augurarci ancora tante pubblicazioni… che vuol dire soprattutto incontri, relazioni, lotte che si costruiscono e si rinsaldano giorno dopo giorno.

Ringraziamo Giovanni Martone fotografo per averci donato la foto di copertina, ne troverete altre all’interno realizzate da fotografe e fotografi che erano come noi lo scorso 10 febbraio a Macerata e che ringraziamo di cuore.

E ora non vi resta che ordinare le vostre copie o sottoscrivere un abbonamento! Grazie

 

JIHADISTI CON LA CROCE. Una scuola di fascismo clericale ad Ancona

Il 17 Marzo 2018 inizierà ad Ancona una serie di seminari dal titolo “Dio Patria e Famiglia”, con il patrocinio della Regione Marche, che porterà alla ribalta alcune delle figure più significative del pensiero cristiano neofascista e reazionario.

Questa iniziativa segue un altro ciclo di incontri dal tenore simile che si è tenuta sempre ad Ancona con l’inspiegabile patrocinio di Comune e Regione a settembre 2017.

La rassegna sarà inaugurata dalla nota figura di Diego Fusaro, “uomo d’ordine” e propagandista di idee culturalmente disoneste e politicamente repressive, xenofobe, omofobe e integraliste. I principali relatori rappresentano intellettuali di punta delle posizioni più radicali del neofascismo italiano in ambito teologico, filosofico e revisionista in campo storico. I temi in programma spaziano dalla santificazione delle crociate ad argomentazioni islamofobe contro i migranti fino a discorsi contro il femminismo e la libertà di orientamento sessuale.

Ecco i profili dei principali relatori
• Diego Fusaro: grottesco filosofo auto-definitosi “antisistema” ma perfetto uomo d’ordine, principale esponente italiano del sovranismo neofascista, poltronaro televisivo e ospite fisso in numerose sedi di Casapound in giro per l’Italia, è da qualche mese promotore dei circoli del suo sito “interessenazionale . net”

• Matteo d’Amico: professore di Filosofia al Liceo Rinaldini di Ancona, intellettuale organico a Forza Nuova, nel 2014 contestato dagli studenti di Osimo per le sue posizioni omofobe.

• Massimo Viglione: coordinatore del periodico “Radici Cristiane” esponente del cattolicesimo omofobo e maschilista che contesta le aperture del Concilio Vaticano II e il pontificato di Bergoglio. Autore di riferimento di Forza Nuova.

• Marco Tarchi: docente universitario ideologo della “nuova destra” negli anni 2000, intellettuale di riferimento del centro sociale di estrema destra “Casaggi” di Firenze.

• Stefano Fontana: teologo integralista cattolico anti-Concilio Vaticano II

• Marcello Stanzione: prete esorcista noto per quelle discutibilissime pratiche superstiziose chiamate “esorcismi”.

Questo tipo di iniziative sono da rifiutare perché alimentano un clima culturale di revisionismo, intolleranza e violenza contro le minoranze e le categorie oppresse della società. Rappresentano il volto rispettabile di una cultura dell’odio e dell’esclusione che si sta sviluppando in perfetta simmetria con l’integralismo religioso jihadista islamico.

Non possiamo tacere di fronte a chi vuole riscrivere la storia e negare libertà sociali conquistate con secoli di lotte.

Ad Ancona come nelle altre città delle Marche, dopo aver subito un attentato neofascista come quello di Traini a Macerata, abbiamo bisogno di aria pulita, di idee e parole di tolleranza e di apertura e non del tanfo delle sacrestie e dei sostenitori dei roghi e delle crociate.

Per questo pensiamo che sia giusto boicottare e contestare questo tipo di iniziative.

Invitiamo a contattare il prete gestore della sala conferenze della Chiesa San Carlo Borromeo in via Vincenzo Gentiloni 4 Ancona – tel 071 202565 email: moriconipierluigi@libero.it
anche sul suo profilo facebook
https://www.facebook.com/pierluigi.moriconi.5

oppure alla email della Curia di Ancona cancelleria@diocesi.ancona.it
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Riportiamo la locandina dell’evento per dare un’idea del carattere clerico fascista dell’iniziativa a partire dai titoli degli interventi ( “angeli del bene contro quelli del male”, “il matriarcato e la distruzione della civiltà”, “il buonismo che piega e deforma il vangelo” etc).

 

Presentazione del libro “Contrade – storie di Zad e Notav”

Il collettivo redazionale della Rivista Malamente presenta il libro “Contrade – storie di Zad e No tav” a cura e con la partecipazione del collettivo Mauvaise Troupe dalla Francia e della casa editrice Tabor dalla Val di Susa

Due appuntamenti in programma:
DOMENICA 25 FEBBRAIO ORE 18
Spazio Autogestito Arvultùra Senigallia

LUNEDI 26 FEBBRAIO ORE 21
Libera Biblioteca De Carlo Urbino
presso centro culturale Golem a Urbino, via Pozzo Nuovo 23

+++ CONTRADE. Storie di ZAD e NOTAV
edizioni Tabor, Valsusa, 416 pagine, 12 euro

Dalla lotta contro l’aeroporto di Notre-Dame-des-Landes al movimento contro l’Alta velocità in Valle di Susa, vite e territori in subbuglio si raccontano.

«… vinceremo, qui e altrove. Vinceremo anche contro noi stessi. Contro ciò che talvolta fa di noi non molto di più che dei tristi amministratori dell’esistente. Vinceremo, disputando a pietrate pezzi di territorio alla polizia, gettando lampi di luce negli occhi appannati dalla vita. Producendo il nostro cibo e mettendo in ginocchio un governo. Costituendo forze collettive e condividendo un pezzo di mondo con altri esiliati. Moltiplicando le comuni libere, generando le nostre culture e le nostre storie. Gli spazi in cui queste dieci, mille vittorie possono incontrarsi sono rari. Il notav e la zad sono tra questi. E ne ispirano altri. È questa la loro portata rivoluzionaria».

Malamente #9 – dicembre 2017

È uscito Malamente #9! Per ordini e abbonamenti qui trovi tutte le istruzioni.

In questo numero parliamo di:

UNA CASA APERTA, ANZI DUE
Insieme all’antropologo Stefano Boni e a partire da un nuovo progetto di comunità intenzionale a Roncitelli, Senigallia, parliamo di vita in comune come base per creare un modo di vivere altro e migliore.

L’INCENDIO DEL MORRONE, I VOLONTARI LE ISTITUZIONI
HO RISO E HO PIANTO, DAL PIEMONTE IN FIAMME
Con un’intervista a Savino Monterisi, raccontiamo gli incendi boschivi di questa estate soffermandoci in particolare su quelli che hanno colpito il parco della Majella in Abruzzo. A seguire un contributo di Francesco Richetto sulla Val di Susa in fiamme.

LA NAVE HEDIA
L’affascinante storia della nave Hedia, tra marinai fanesi, insorti algerini, servizi segreti, siluri e depistaggi: alcuni estratti dal libro “La leggenda della nave generosa” di Fabrizio Fabbroni (Fano, Aras, 2017) accompagnati da un’illustrazione inedita di Samuele Canestrari.

LA CRITICA ANTINDUSTRIALE E IL SUO FUTURO
In questi ultimi anni, una critica sociale che possiamo definire antindustriale e antiprogressista ha conosciuto un’importante diffusione. Da un articolo di Javier Rodriguez Hidalgo un approfondimento sul suo sviluppo e sulle ipotesi di cambiamento radicale possibili.

RIVISTA CAVALLINO: UNA RECENSIONE
Sulle colline di Urbino, nel piccolo borgo di Cavallino, nasce la rivista illustrata “Cavallino” creata da sette disegnatori e disegnatrici. Qui ne raccontiamo la nascita e il futuro del progetto insieme a uno degli autori che per l’occasione ha illustrato l’articolo “La nave di Hedia”.