Petrolieri a Sulmona

Di Giada e Riccardo di AltreMenti Valle Peligna

Sulle pagine di Malamente (#8) abbiamo già parlato del gasdotto Snam Rete Adriatica, ennesima “grande opera” che dovrà attraversare il Paese dalla Puglia all’Emilia Romagna, devastando i territori appenninici per permettere il flusso di quel combustibile così necessario ad alimentare nuove distruzioni dell’economia industriale. Nell’attesa delle ruspe, che purtroppo avanzano a grandi passi con il benestare delle istituzioni nazionali, c’è chi si sta dando da fare per organizzare la resistenza, la protesta, l’intralcio ai lavori, ognuno con le proprie modalità. Su questo numero abbiamo raccolto un contributo proveniente dal collettivo AltreMenti della Valle Peligna che ci parla, in particolare, di un nodo strategico del gasdotto: la centrale di compressione e spinta prevista a Sulmona. Ancora una volta dobbiamo fare i conti con un modello di sviluppo inaccettabile e insostenibile, che piace agli ingegneri della Snam solo perché riempie le loro tasche (e le loro vuote esistenze), spazza via l’aria pulita e ci lascia un’altra ferita da curare. Mettiamoci di traverso!

Lo scorso 3 febbraio a Sulmona (AQ) si è svolta una partecipatissima assemblea che ha dato vita al Coordinamento No Hub del Gas Abruzzo: sotto questo nome si sono riunite le tante vertenze nate intorno alle questioni riguardanti l’estrazione, il trasporto, il trattamento e lo stoccaggio del gas naturale che vedono nella regione Abruzzo lo snodo strategico della rete nazionale di distribuzione del gas, dai paesi esportatori a quelli importatori. Dal gasdotto Larino-Chieti, al progetto di estrazione a Bomba, dallo stoccaggio di Fiume Treste a Cupello, a quello proposto a San Martino sulla Marrucina, la scelta di Sulmona come luogo di incontro per i vari comitati non diviene affatto casuale, anzi. Sulmona risulta cruciale all’interno di uno dei progetti più ambiziosi nello scenario delle grandi opere dannose inutili e imposte (GODII): il gasdotto della Snam “Rete Adriatica”, continuazione italiana di Tap, per cui la Valle Peligna non solo sarà suolo di passaggio del megagasdotto fino a Minerbio, ma anche sede di una centrale di compressione e spinta del gas. Il 22 dicembre 2017, il Consiglio dei ministri ha portato in dono ai sulmonesi per il santo Natale l’autorizzazione della suddetta centrale in zona Case Pente.

Il progetto Rete Adriatica, proposto da Snam rete gas nel 2004, consiste in un gasdotto di trasporto, atto al potenziamento della rete nazionale, che per 687 km percorre la dorsale appenninica da sud a nord, precisamente da Massafra (TA) a Minerbio (BO), per un totale di dieci regioni attraversate, più una centrale di compressione e spinta, situata per l’appunto a Sulmona. Il nome Rete Adriatica lascia trasparire l’iniziale collocazione geografica dell’opera, ovvero la costa adriatica. La scelta di spostare il tracciato lungo l’Appennino è riconducibile a fattori di tipo economico: Snam dichiara infatti che l’eccessivo grado di urbanizzazione delle zone costiere avrebbe portato a un alto numero di deviazioni; inoltre ci sono ragioni di tipo sociale, quali la possibilità di evitare eventuali resistenze popolari sfruttando il fenomeno dello spopolamento delle aree interne. Il processo autorizzativo dell’opera è stato snellito oltre che dalla dichiarazione di “strategicità”, sia nei Progetti di interesse comunitario nel 2013 della Commissione europea che nello Sblocca Italia del 2014 del governo Renzi, anche dalla suddivisione in cinque tronconi con altrettante differenti Valutazioni di impatto ambientale. I lotti funzionali sono Massafra-Biccari (194 Km), Biccari-Campochiaro (70 Km), Sulmona-Foligno (167 Km), Foligno-Sestino (114 Km), Sestino-Minerbio (142 Km); nel tratto Campochiaro-Sulmona, Snam sceglie di collegarsi a un gasdotto preesistente, il Transemed, potenziandolo e conformandolo agli altri tratti. La centrale sorgerà su un terreno di dodici ettari a pochi chilometri dal centro abitato, in zona Case Pente: le tre turbine da 30MW di potenza termica ognuna lavoreranno bruciando gas ed emettendo ossidi di azoto, monossido di carbonio e nanoparticelle, oltre che inquinamento acustico per permettere al gas di continuare il percorso di risalita fino allo stoccaggio di Minerbio. La Valle Peligna è una valle interessata dal fenomeno dell’inversione termica, ovvero il ricambio d’aria è ridotto: questo significa che la maggior parte delle emissioni resteranno in ricircolo nell’aria respirata dai cittadini.

Località Case Pente, Sulmona, dove dovrebbe sorgere la centrale

Il 21 aprile 2018 proprio a Sulmona ci sarà una manifestazione nazionale convocata dal neonato Coordinamento, ma questa è solo il culmine di anni di dissenso al progetto: i Comitati cittadini per l’ambiente, a cui si sono aggiunti negli anni il Collettivo AltreMenti Valle Peligna e il Collettivo studentesco Sulmona, sono stati i primi a evidenziare le criticità e le controversie relative all’opera. Bisogna innanzitutto parlare di rischio sismico: il gasdotto attraversa per gran parte del suo percorso zone a rischio sismico 1, oltre che comuni già interessati dagli ultimi grandi sismi della penisola: L’Aquila, Paganica, Preci, Visso, Norcia, Montereale, per citare nomi già tristemente noti alla cronaca. La centrale di compressione e spinta sorgerà a circa cinque chilometri dalla faglia del Monte Morrone, che – secondo studi di geologi e sismologi – ha un potenziale di magnitudo tra 6 e 7 gradi della scala Richter. Se da un lato Snam assicura l’assenza di pericolo in caso di sisma, dall’altro la Commissione VIA per il tratto Sulmona-Foligno, in un suo documento ufficiale del 2010 parlava di “ridurre la vulnerabilità della condotta in caso di sisma”. La necessità di suolo ha dato vita all’espropriazione di massa di terreni destinati all’agricoltura, principalmente nella zona di Case Pente in cui avviene la produzione dell’aglio rosso, prodotto locale e risorsa di un territorio che fa dei prodotti tipici il punto di forza dell’economia agroalimentare.

L’imposizione di un’opera che ha sul territorio risvolti economici pressoché nulli (si parla di sette addetti alla sorveglianza della centrale e di ditte altamente specializzate per la costruzione del gasdotto, assenti a livello locale) è sintomatologia di un assetto capitalista basato su quella che viene definita l’impresa hit and run: nello scenario attuale risulta molto più facile sfruttare grandi opere speculative per avere un profitto nel breve periodo, senza curarsi delle conseguenze a medio-lungo termine. Il sistema in cui le grandi opere riescono a risultare profittevoli per le multinazionali è quello di un capitalismo incompatibile con la preservazione del territorio e il progressivo esaurimento delle risorse: la stessa esistenza del cantiere è fonte di profitto poiché gli interessi privati delle multinazionali del gas vengono in questo caso finanziati anche con soldi pubblici.

bandiera no snam

Certamente devastazione del territorio, lesione dell’economia locale, minaccia a fauna e flora sono aspetti della scelleratezza del progetto, ma allo stesso tempo parlare solo e unicamente di queste contraddittorietà manifeste rende facilmente catalogabile il dissenso come un ennesimo fenomeno di “Not In My Back Yard”. Ciò che la minaccia del tubo ha in realtà portato nella piccola e anestetizzata Sulmona è lo sviluppo di massa critica collettiva, che ha fatto dell’informazione diretta e dell’assemblearismo i suoi pilastri fondanti. Il grande scoglio resta la percezione delle battaglie ambientali come antiprogressiste, elitarie, portate avanti da chi nulla ha di meglio da fare nella vita che lamentarsi: entrare nelle scuole, volantinare al mercato e cercare il sostegno della comunità (la vertenza è entrata nei bar con campagne di coinvolgimento ad hoc, negli stadi, è stata protagonista del Carnevale 2018 con un carro No Snam) sono stati passi cruciali per la diffusione della lotta negli ultimi anni e il rilancio nelle ultime settimane successive alla deliberazione del Cdm. Siamo partiti facendo capire il rischio concreto dell’opera, per la vita e la salute di tutti, e ora stiamo sensibilizzando e informando la popolazione sul contesto economico e socio-politico che legittima l’esistenza delle grandi opere, rilanciando sulle nostre richieste di sviluppo sostenibile del territorio e recupero delle vecchie tradizioni come nucleo di una nuova strategia di sviluppo locale. A Sulmona, la firma favorevole alla centrale da parte del Governo ha generato una nuova ondata di proteste, che ha fatto nascere un presidio permanente: ci si incontra per discutere di come portare avanti la lotta, sia economicamente che a livello organizzativo, aspettando che finisca l’inverno per trasferire il presidio a ridosso dei terreni dove Snam vuole realizzare la centrale.

Fareste passare un gasdotto in tre crateri sismici? Il tracciato del gasdotto Sulmona – Foligno parte del gasdotto Rete Adriatica che a sua volta è in connessione con il TAP.

 

La lotta contro il progetto di costruzione della centrale di compressione di Sulmona è simbolo di democrazia: il Governo non può non ascoltare le popolazioni interessate dall’opera e non prendere in considerazione tutte le deliberazioni contrarie prodotte negli ultimi dieci anni da tutte le istituzioni locali. Regione Abruzzo, Provincia dell’Aquila, Comune di Sulmona e tutti gli altri della Valle Peligna hanno deliberato il proprio parere contrario all’opera. Perfino la Commissione ambiente della Camera dei deputati, nel 2011, ha espresso la propria contrarietà al passaggio del megagasdotto in area sismica e alla costruzione della centrale.

Ci si chiede spesso cosa accadrà quando arriveranno le ruspe. Intanto ci prepariamo al 21 aprile, quando arriveranno a Sulmona tante persone provenienti da tutta l’Italia centrale e in tanti diremo “No” alla trasformazione della nostra Regione in hub italiano del gas al servizio delle multinazionali energetiche e “Sì” alla difesa della nostra terra e a un modello economico che ripensi le scelte di produzione e consumo del quotidiano e sia altamente ecologico.

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Malamente #10 – marzo 2018

Siamo felici di annunciare che Malamente #10 è appena stato sfornato dalla nostra tipografia di fiducia!
Con un po’ di ritardo, ma con tanto da dire, possiamo festeggiare questa cifra tonda e augurarci ancora tante pubblicazioni… che vuol dire soprattutto incontri, relazioni, lotte che si costruiscono e si rinsaldano giorno dopo giorno.

Ringraziamo Giovanni Martone fotografo per averci donato la foto di copertina, ne troverete altre all’interno realizzate da fotografe e fotografi che erano come noi lo scorso 10 febbraio a Macerata e che ringraziamo di cuore.

E ora non vi resta che ordinare le vostre copie o sottoscrivere un abbonamento! Grazie

 

JIHADISTI CON LA CROCE. Una scuola di fascismo clericale ad Ancona

Il 17 Marzo 2018 inizierà ad Ancona una serie di seminari dal titolo “Dio Patria e Famiglia”, con il patrocinio della Regione Marche, che porterà alla ribalta alcune delle figure più significative del pensiero cristiano neofascista e reazionario.

Questa iniziativa segue un altro ciclo di incontri dal tenore simile che si è tenuta sempre ad Ancona con l’inspiegabile patrocinio di Comune e Regione a settembre 2017.

La rassegna sarà inaugurata dalla nota figura di Diego Fusaro, “uomo d’ordine” e propagandista di idee culturalmente disoneste e politicamente repressive, xenofobe, omofobe e integraliste. I principali relatori rappresentano intellettuali di punta delle posizioni più radicali del neofascismo italiano in ambito teologico, filosofico e revisionista in campo storico. I temi in programma spaziano dalla santificazione delle crociate ad argomentazioni islamofobe contro i migranti fino a discorsi contro il femminismo e la libertà di orientamento sessuale.

Ecco i profili dei principali relatori
• Diego Fusaro: grottesco filosofo auto-definitosi “antisistema” ma perfetto uomo d’ordine, principale esponente italiano del sovranismo neofascista, poltronaro televisivo e ospite fisso in numerose sedi di Casapound in giro per l’Italia, è da qualche mese promotore dei circoli del suo sito “interessenazionale . net”

• Matteo d’Amico: professore di Filosofia al Liceo Rinaldini di Ancona, intellettuale organico a Forza Nuova, nel 2014 contestato dagli studenti di Osimo per le sue posizioni omofobe.

• Massimo Viglione: coordinatore del periodico “Radici Cristiane” esponente del cattolicesimo omofobo e maschilista che contesta le aperture del Concilio Vaticano II e il pontificato di Bergoglio. Autore di riferimento di Forza Nuova.

• Marco Tarchi: docente universitario ideologo della “nuova destra” negli anni 2000, intellettuale di riferimento del centro sociale di estrema destra “Casaggi” di Firenze.

• Stefano Fontana: teologo integralista cattolico anti-Concilio Vaticano II

• Marcello Stanzione: prete esorcista noto per quelle discutibilissime pratiche superstiziose chiamate “esorcismi”.

Questo tipo di iniziative sono da rifiutare perché alimentano un clima culturale di revisionismo, intolleranza e violenza contro le minoranze e le categorie oppresse della società. Rappresentano il volto rispettabile di una cultura dell’odio e dell’esclusione che si sta sviluppando in perfetta simmetria con l’integralismo religioso jihadista islamico.

Non possiamo tacere di fronte a chi vuole riscrivere la storia e negare libertà sociali conquistate con secoli di lotte.

Ad Ancona come nelle altre città delle Marche, dopo aver subito un attentato neofascista come quello di Traini a Macerata, abbiamo bisogno di aria pulita, di idee e parole di tolleranza e di apertura e non del tanfo delle sacrestie e dei sostenitori dei roghi e delle crociate.

Per questo pensiamo che sia giusto boicottare e contestare questo tipo di iniziative.

Invitiamo a contattare il prete gestore della sala conferenze della Chiesa San Carlo Borromeo in via Vincenzo Gentiloni 4 Ancona – tel 071 202565 email: moriconipierluigi@libero.it
anche sul suo profilo facebook
https://www.facebook.com/pierluigi.moriconi.5

oppure alla email della Curia di Ancona cancelleria@diocesi.ancona.it
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Riportiamo la locandina dell’evento per dare un’idea del carattere clerico fascista dell’iniziativa a partire dai titoli degli interventi ( “angeli del bene contro quelli del male”, “il matriarcato e la distruzione della civiltà”, “il buonismo che piega e deforma il vangelo” etc).

 

Presentazione del libro “Contrade – storie di Zad e Notav”

Il collettivo redazionale della Rivista Malamente presenta il libro “Contrade – storie di Zad e No tav” a cura e con la partecipazione del collettivo Mauvaise Troupe dalla Francia e della casa editrice Tabor dalla Val di Susa

Due appuntamenti in programma:
DOMENICA 25 FEBBRAIO ORE 18
Spazio Autogestito Arvultùra Senigallia

LUNEDI 26 FEBBRAIO ORE 21
Libera Biblioteca De Carlo Urbino
presso centro culturale Golem a Urbino, via Pozzo Nuovo 23

+++ CONTRADE. Storie di ZAD e NOTAV
edizioni Tabor, Valsusa, 416 pagine, 12 euro

Dalla lotta contro l’aeroporto di Notre-Dame-des-Landes al movimento contro l’Alta velocità in Valle di Susa, vite e territori in subbuglio si raccontano.

«… vinceremo, qui e altrove. Vinceremo anche contro noi stessi. Contro ciò che talvolta fa di noi non molto di più che dei tristi amministratori dell’esistente. Vinceremo, disputando a pietrate pezzi di territorio alla polizia, gettando lampi di luce negli occhi appannati dalla vita. Producendo il nostro cibo e mettendo in ginocchio un governo. Costituendo forze collettive e condividendo un pezzo di mondo con altri esiliati. Moltiplicando le comuni libere, generando le nostre culture e le nostre storie. Gli spazi in cui queste dieci, mille vittorie possono incontrarsi sono rari. Il notav e la zad sono tra questi. E ne ispirano altri. È questa la loro portata rivoluzionaria».

Malamente #9 – dicembre 2017

È uscito Malamente #9! Per ordini e abbonamenti qui trovi tutte le istruzioni.

In questo numero parliamo di:

UNA CASA APERTA, ANZI DUE
Insieme all’antropologo Stefano Boni e a partire da un nuovo progetto di comunità intenzionale a Roncitelli, Senigallia, parliamo di vita in comune come base per creare un modo di vivere altro e migliore.

L’INCENDIO DEL MORRONE, I VOLONTARI LE ISTITUZIONI
HO RISO E HO PIANTO, DAL PIEMONTE IN FIAMME
Con un’intervista a Savino Monterisi, raccontiamo gli incendi boschivi di questa estate soffermandoci in particolare su quelli che hanno colpito il parco della Majella in Abruzzo. A seguire un contributo di Francesco Richetto sulla Val di Susa in fiamme.

LA NAVE HEDIA
L’affascinante storia della nave Hedia, tra marinai fanesi, insorti algerini, servizi segreti, siluri e depistaggi: alcuni estratti dal libro “La leggenda della nave generosa” di Fabrizio Fabbroni (Fano, Aras, 2017) accompagnati da un’illustrazione inedita di Samuele Canestrari.

LA CRITICA ANTINDUSTRIALE E IL SUO FUTURO
In questi ultimi anni, una critica sociale che possiamo definire antindustriale e antiprogressista ha conosciuto un’importante diffusione. Da un articolo di Javier Rodriguez Hidalgo un approfondimento sul suo sviluppo e sulle ipotesi di cambiamento radicale possibili.

RIVISTA CAVALLINO: UNA RECENSIONE
Sulle colline di Urbino, nel piccolo borgo di Cavallino, nasce la rivista illustrata “Cavallino” creata da sette disegnatori e disegnatrici. Qui ne raccontiamo la nascita e il futuro del progetto insieme a uno degli autori che per l’occasione ha illustrato l’articolo “La nave di Hedia”.

La rovina del litorale adriatico, ovvero Del turismo balneare

Di Luigi [da Malamente #5]

Sul litorale marchigiano, così come altrove, lo sviluppo del turismo balneare di massa ha profondamente compromesso nel giro di qualche decennio il sottile equilibrio che da sempre regolava la linea di confine tra terra e acqua. Con questo articolo cerchiamo di capire alcuni aspetti dell’avanzata del cemento e della gestione economica privata che hanno fatto delle spiagge dei luoghi sempre più invivibili. Ma speriamo che non tutto sia perduto e che ci sia spazio per la difesa delle ultime spiagge ancora libere e “selvagge”, come Mezzavalle sulla riviera del Conero e, nonostante il recente incendio, Fiorenzuola di Focara sotto il Monte San Bartolo.

Senigallia. L'invasione degli ombrelloni
Senigallia. L’invasione degli ombrelloni

Pressione antropica e fragilità delle coste marchigiane

Alcuni dati tratti dal dossier di Legambiente Spiagge indifese del maggio 2015 tornano utili per incrinare un po’ la beata immagine delle Marche baciate dal mare, con le sue trovate di marketing turistico come la “spiaggia di velluto” di Senigallia o la “riviera delle palme” di San Benedetto del Tronto. In Italia su 7.465 km di costa le spiagge ne occupano circa la metà, cioè 3.950 km; 1.661 di questi, vale a dire il 42%, sono colpiti da fenomeni di erosione. Nelle Marche la situazione è ancora più critica e la percentuale di spiagge in erosione supera il 54% (78 su 144 km, a cui si aggiungono altri 28 km di coste alte e aree portuali)[1].

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“Free vax” a Pesaro

di Vittorio

Sabato 8 luglio sono stato al parco Miralfiore di Pesaro per vedere che aria tirava alla manifestazione contro l’obbligo vaccinale. Era un evento che si annunciava molto partecipato e che stava suscitando l’interesse di amiche, amici e compagni/e che per varie ragioni hanno scelto di non vaccinare i figli. Anche se personalmente non ho mai fatto grande resistenza ai vaccini, non sopporto le imposizioni e questa storia dell’obbligo vaccinale così massiccio e coatto non mi va giù, dunque ho preso il treno insieme a una comitiva con magliette arancioni – che aumentava di numero a ogni fermata da Ancona in avanti – e sono partito, praticamente senza sapere cosa avrei trovato.

La manifestazione, per chi non fosse informato, è stata organizzata da associazioni quali Comilva (Coordinamento italiano per la libertà delle vaccinazioni), Comitato salute e diritti di Pesaro, Vaccinare Informati e tante altre, per esprimere contrarietà al Decreto Lorenzin approvato a maggio di quest’anno (il Parlamento ha 60 giorni per convertirlo in legge) ed entrato immediatamente in vigore. Questo decreto oggi prevede l’obbligatorietà di 10 vaccini per bambine e bambini per avere accesso ad asili nido, scuole materne e scuole dell’obbligo e introduce sanzioni per i genitori che non intendono vaccinare i propri figli. Pertanto chi vuole continuare a non vaccinarli potrà farlo dietro pagamento di un dazio allo Stato. La decisione, per riprendere le parole del governo, è stata presa per evitare un’emergenza sanitaria, visto che la copertura vaccinale nel nostro Paese è al limite della soglia di sicurezza.

Quella di sabato 8 luglio non è la prima manifestazione contro il decreto, ma sicuramente quella con maggiore partecipazione ed è stata organizzata a Pesaro perché il Comilva oggi ha base a Rimini e raccoglie molti sostenitori tra Romagna e nord delle Marche. A Pesaro inoltre si è svolto un processo civile significativo per le associazioni “free vax” poiché nel luglio 2013 il Tribunale di Pesaro ha disposto l’indennizzo da parte del Ministero della Salute a carico della famiglia di una bambina morta nel 2003, riconoscendo una correlazione tra la vaccinazione e la morte della piccola.

L’entrata del parco, sotto un sole cocente, era presidiata da coppie di carabinieri sonnolenti e altre divise barocche di guardie provinciali, finanzieri e simili. In ossequio alle nuove norme dettate dal ministro Minniti sulle manifestazioni pubbliche, migliaia di persone entravano praticamente in fila indiana, silenziosamente. Gli organizzatori ripetevano dal palco che avevano rinunciato al corteo, che la Questura e la Prefettura avevano cercato di restringere il loro diritto a manifestare e loro lo avevano accettato pacificamente. Neanche a dirlo erano proibite le birrette, così ho dovuto scovare un varco nella selva del parco per poter contrabbandare una busta di Corona tiepide per non disidratarmi completamente.

In questa atmosfera rovente ho trovato effettivamente migliaia di persone provenienti da tutta Italia. Non è facile stimare a occhio i numeri, però lo scontro tra i media mainstream e gli attivisti che si definiscono “free vax” in rete è stato da subito forte e con l’evento ancora in corso. Sulle reti sociali rimbalzavano immagini dall’alto riprese dal drone di ordinanza, perplessità per aver accettato di svolgere la manifestazione in un parco recintato e generici insulti.
Erano 40.000? Questione poco interessante, sicuramente un numero importante e significativo per la piccola città di Pesaro e, secondo molte persone che avevano partecipato a iniziative precedenti, un numero in crescita.

Il caldo unito all’abuso del colore arancione ovunque poteva dare delle allucinazioni, ma ho cercato di restare lucido anche quando ho sentito parlare il cantante Povia dal palco (sì, quello che dice che l’omosessualità è una malattia che si può curare). Dopo il primo stupore: “ma dai me l’avevano detto ma pensavo mi prendessero per il culo” ho realizzato che tutto il programma culturale della manifestazione era pesantemente inclinato verso la destra più irrazionale e reazionaria. Finito lo strazio canoro un sorriso me l’ha regalato il filosofo più alla moda tra i neofascisti nostrani: Diego Fusaro. All’inizio le sue scemenze si sentivano appena, sovrastate dal pianto e dal chiasso di centinaia di bambini accaldati e scorrazzanti. Il giovane luminare infatti, in preda all’infervoro, parlava a macchinetta fuori dal microfono. Quando le pettorine della associazione Comilva l’hanno portato davanti all’apparecchio, ecco apparire i due concetti chiave: “la resistenza parte da due principi: famiglia e interesse nazionale”. Inizialmente ho dato la colpa alle birre ormai calde e alla farcitura delle sigarette, ma poi mi è balzata agli occhi l’evidenza: la maggior parte delle persone applaudivano convinte un mucchio di concetti fascisti e falsificati oppure, peggio, applaudivano ma erano totalmente indifferenti a quanto veniva detto, semplicemente applaudivano il fatto di essere lì insieme.

Gironzolando per il parco tra un intervento dal palco imbarazzante e l’altro ho incontrato amici, militanti di centri sociali e associazioni di base che hanno scelto di non vaccinare i figli o che nutrono legittimi dubbi sulle vaccinazioni: tutti erano piuttosto turbati. Non eravamo a casa nostra, anzi più passava il tempo e più l’effetto straniante, complice anche il caldo torrido, cresceva. L’arrivo sul palco di un fascistone dall’accento romanesco con tanto di maglietta nera “prima gli italiani” ha chiarito definitivamente le idee a tutti. Poi è stato il turno di Gianluigi Paragone, ex vicedirettore di Libero e giornalista della Padania, già conduttore della trasmissione “La gabbia” su La7. Il tenore generale degli interventi era populista e di destra, l’informazione scientifica e legale comunicata dagli interventi molto ridotta e poco utile.

La giornata è finita verso le 21, un sacco di passeggini che tornavano lentamente verso la stazione, madri con magliette che ringraziavano il governatore leghista del Veneto Zaia, striscioni che scomodavano Mengele associandolo ai medici che difendono le vaccinazioni e altro folclore. La sensazione che mi ha lasciato questa piazza è che gli spazi per i compagni e le compagne dentro quel movimento arancione siano inesistenti. Quella piazza poteva forse essere attraversata in modo intelligente da chi vuole criticare l’autoritarismo del governo associato alla scienza egemonica soltanto boicottando quel clima populista insopportabile e facendo emergere posizioni culturalmente diverse. Nessuno ha voluto e potuto farlo.

Ma quindi chi c’era in piazza? Come dice un amico sociologo che lavora a Bergamo, venuto a Pesaro mosso da buone intenzioni: siamo in compagnia della classe media che non c’è più e vive tra paura e risentimento cercando una guida e un nemico. Un mondo a cavallo tra i grillini e i libertarians americani tutti proprietà privata e famiglia.

Significa che la critica alla tecno-scienza e al rapporto tra poteri e saperi medici sia un campo da lasciare alle destre? No di certo, ma sicuramente la manifestazione dell’8 luglio a Pesaro ci restituisce l’immagine della debolezza e dell’invisibilità nello spazio pubblico di una critica anti-capitalista e anti-fascista del rapporto tra scienze e poteri a cui sarà necessario rimediare nell’immediato futuro.